Cosa Cucino http://www.cosacucino.net/blog.php il blog di Cosa Cucino en-us Cosa è la pasta senza carboidrati? http://www.cosacucino.net/blog.php?d=42 Sapevate già che esiste una pasta senza carboidrati che sembra essere stata creata per soddisfare le esigenze di coloro che seguono diete a basso contenuto di tali macronutrienti?

Tutto quello che c’è da sapere sulla pasta senza carboidrati: cos’è, quali sono i suoi valori nutrizionali, quanta mangiarne e come cucinarla in ricette deliziose.

Sapevate già che esiste una pasta senza carboidrati che sembra essere stata creata per soddisfare le esigenze di coloro che seguono diete a basso contenuto di tali macronutrienti? Ebbene sì, ma non è una novità: proviene dal konjac, una pianta di origini asiatiche dalla cui radice si ricava un tipo di fibra alimentare il cui nome è glucomannano.

Con la farina di konjac si ottengono diversi formati di pasta (tra cui degli spaghetti, gli shirataki) povera di calorie e altamente versatile in cucina nella realizzazione di ricette light ma non solo. Vediamo quali sono i suoi valori nutrizionali e come cucinare la pasta senza carboidrati rendendola più appetitosa di quanto in realtà sia.

Cosa è la pasta senza carboidrati?

Abbiamo detto che è la pasta che si realizza a partire dalla radice di konjac. Quest’ultimo è un ortaggio tipico di alcune parti dell’Asia il cui cormo è particolarmente amidaceo ed usato per produrre il glucomannano, una fibra alimentare solubile. Tale zucchero è alla base di diversi integratori in quanto utilizzato nel trattamento della costipazione, per la perdita di peso e per il diabete di tipo 2. Ma non è esente da controindicazioni.

Tra i suoi impieghi c’è, appunto, quello in ambito alimentare quale ingrediente di una particolare tipologia di pasta. Una pasta senza carboidrati che contiene dalle 10 alle 20 calorie ogni 100 grammi. Se è vero che la pasta di Konjac è un alimento particolarmente indicato per chi vuole perdere peso, è anche vero che non se ne può abusare, e che dovrebbe essere consigliata da un nutrizionista o un medico da inserire nell’ambito di un regime alimentare variegato e nutrizionalmente bilanciato del quale facciano parte, oltre le proteine ed i grassi, anche i carboidrati, fondamentali per il nostro benessere.

Valori nutrizionali della pasta senza carboidrati

La pasta di Konjac non spicca di certo per il suo contenuto di nutrienti, anzi. In quanto ai valori nutrizionali, 100 grammi di alimento contengono, in via generale, circa 10 calorie, 0,1 g di proteine, 1,5 g di carboidrati. Non contiene grassi ma una buona fonte di fibre, 3,6 g (delle quali 3,2 circa sono costituite dal glucomannano).

Quanta pasta di konjac si può mangiare?

La quantità che una persona può o dovrebbe consumare dipende dalle proprie esigenze dietetiche e dalle condizioni di salute individuali. Se è nota per essere a basso contenuto calorico e praticamente priva di carboidrati, bisogna tenere presente il fatto che il glucomannano può assorbire acqua e gonfiarsi nello stomaco, causando una maggiore sensazione di sazietà.

Così come vale per qualsiasi alimento, è consigliabile variare la propria dieta e assicurarsi di includere una gamma equilibrata di nutrienti provenienti da diverse fonti. Cosa che un nutrizionista può aiutare a mettere in pratica. In via generale, una porzione di pasta di konjac ottimale è da 80 grammi circa pesata da secca (che equivalgono ad un piatto di pasta cotta del peso di poco più di 180 g).

Pasta senza carboidrati, come cucinarla

Il bello della pasta senza carboidrati sta nella sua versatilità. Il suo sapore è piuttosto neutro e va ad assorbire egregiamente i condimenti con i quali la si accompagna. Può essere, quindi, cucinata così come si fa con quella di grano, e quindi condita semplicemente con un sugo di pomodoro e basilico, da ravvivare con un pizzico di peperoncino, se piace. Oppure con un pesto di avocado con basilico fresco, aglio, pinoli e olio d’oliva ottenendo un primo vegano leggero e cremoso. Con le tagliatelle di konjac si possono realizzare gustosi pad thai. Potete insaporirle con gamberetti, uova, germogli di soia e arachidi tritate (senza dimenticare salsa di pesce e lime).

Se non riuscite a rinunciare alla tradizione, potete sperimentare una carbonara con la pasta di Konjac, condendo gli spaghetti con pancetta fatta rosolare ed una crema di uova, formaggio pecorino e pepe nero. Si presta anche alla preparazione di zuppe e minestre di verdure: gli udon di konjac possono essere abbinati a miso, alga nori, tofu e cipollotti in un brodo caldo e reso sapido dall’aggiunta di salsa di soia e zenzero.

Altri spunti interessanti? Potete condirla con verdure, curry e latte di cocco; usarla come base del ramen; accompagnarla con un sugo al tonno, con il pesto di basilico o di pomodori secchi. Potete anche insaporirla con una crema di verdure, con patate, fagiolini e una salsa al basilico. O, infine, con un ragù vegetale a base di soia.

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Sun, 10 Dec 2023 16:37:51 +0100 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=42
Dieta autunnale. Che cosa vale la pena mangiare in autunno? http://www.cosacucino.net/blog.php?d=41 Dieta autunnale

La dieta autunnale dovrebbe fornire le “calorie sane” ed essere gustosa. I piatti dovrebbero infatti contenere prodotti ricchi di vitamine A, B, C, D ed E, oltre a sali minerali come zinco,rame, selenio, ferro e probiotici naturali che rafforzano il sistema immunitario e mantengono il corpo in buona condizione.
 
Quando scende la temperatura fuori, il nostro corpo chiede più calorie per riscaldarsi e più sostanze nutritive per difendersi efficacemente dalle infezioni. Quindi la dieta autunnale deve abbondare di pasti “riscaldanti” e nutrienti  e contemporaneamente gustosi e appetitosi. Le zuppe, i brodi e le minestre sono un modo perfetto per riscaldarsi dall’interno e le verdure di stagione sono gli ingredienti migliori per prepararli. Scegliete zucca, broccoli, barbabietola, cavolfiore,  radicchio, carciofi, porri, zucchine, cicoria, cavoli per preparare piatti saporiti e sani. Un’ottima aggiunta sono fagioli, lenticchie e funghi. La scelta ideale per l’autunno sono la zuppa di zucca con zenzero, la crema di carote o peperone oppure funghi champignon, la zuppa di cipolle, la crema di ceci etc. Potete prepararle per una corretta azione riscaldante aggiungendo spezie come: zenzero, curry, curcuma, cardamomo, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, aglio (ottimo antivirale e antibatterico) e miele.
 
In autunno dovreste dimenticare invece le colazioni fredde come yogurt con frutta. Provate a mangiare il famoso porridge con la frutta fresca di stagione (mele, cachi, melagrane, pere, kiwi, mandarini), oppure con la frutta secca e le spezie di cui ho scritto prima. Se volete le cose più semplici e veloci da preparare, scegliete un toast caldo con hummus, guacamole o confettura di cachi con spezie. Se non vi piacciono questi sapori, mangiatelo con mozzarella e pomodorini, uovo, o provate latte vegetale con granola fatta in casa. Le persone a cui piace cambiare o che amano sperimentare, possono prepararsi miglio o quinoa calda con mele o pere, uvetta, noci, mandorle e spezie. Il miglio è un cereale senza glutine che contiene vitamine B, E e sali minerali. Ha un sapore leggermente dolce e lenisce la fame di dolci.
 
I pasti autunnali dovrebbero fornire le sostanze nutrienti che aiutano a mantenere in forma il nostro sistema immunitario. L’80% della nostra immunità si trova nell’intestino. Quando manca il sole dovete ricordarvi dell’importanza della vitamina D, che svolge un ruolo enorme nel mantenimento dell’efficienza del sistema immunitario. La contengono i pesci di mare grassi e le uova.
L’altra vitamina molto importante è la vitamina C. Serve al nostro corpo per produrre il glutatione, il più potente antiossidante del nostro organismo. Introducete quindi nella vostra dieta quotidiana agrumi, spinaci, crauti, peperoni, broccoli, cavoli di Bruxelles, pomodori, papaia e mango.
Stimola l’immunità pure la vitamina A e potete trovarla in: carote, zucche, patate dolci, spinaci, broccoli.
Quindi, le vitamine di gruppo B aumentano la resistenza del corpo alle infezioni e migliorano l’umore. Hanno un effetto positivo sul sistema nervoso. Le trovate in legumi, frutta secca, semi, prodotti integrali, latte e latticini, pesci.
Dobbiamo sempre ricordare anche l’importanza dei sali minerali per la nostra forza immunitaria: zinco, selenio, ferro. Li trovate in diversi semi, nella frutta secca, nella carne e nei germogli. Questi ultimi sono ricchi di vitamine e hanno un ottimo contenuto nutritivo. Sono noti per rafforzare l’organismo, facili da coltivare in casa e molto gustosi. Presto sul blog troverete un post che tratterà questo argomento.
 
In autunno ed inverno dobbiamo ricordarci delle bevande. In questo periodo non abbiamo tanta sete e a volte dimentichiamo di bere abbastanza. Provate ad aggiungere all’acqua minerale pezzi di zenzero, limone, un po’ di miele e semi di chia.  Bevete tè con succo di limone, succo di arancia, zenzero. Va benissimo bere ogni mattina un bicchiere di acqua tiepida con limone e miele. È un vecchio metodo per migliorare l’immunità, ha una funzione fortemente batteriostatica e depura il fegato. Bevete anche gli estratti di frutta e verdura stagionali con spezie. Mangiate mele, pere, melagrane, agrumi – in questo periodo hanno il sapore migliore!
 
Includere nel menu la frutta e la verdura aiuta a rafforzare l’immunità nella stagione autunnale, ma anche evitare prodotti che la indeboliscono comporta vantaggi. Escludete dal menu alcol, zuccheri, alimenti altamente trasformati e quelli contenenti conservanti ed esaltatori di sapidità.
E certamente non dimenticate l’attività fisica e di dormire a sufficienza!
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Sun, 26 Nov 2023 19:06:48 +0100 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=41
La genetica influisce sulla capacità di attenersi alla dieta vegetariana http://www.cosacucino.net/blog.php?d=40 Mentre il gusto gioca un ruolo nel perché alcune persone continuano a consumare carne, i ricercatori suggeriscono che anche la genetica può influenzare il desiderio di alcuni componenti della carne

La ricerca ha rivelato che la genetica potrebbe svolgere un ruolo significativo nel determinare se qualcuno può aderire con successo a una dieta vegetariana rigorosa.

Nuove ricerche hanno rivelato che la genetica potrebbe svolgere un ruolo significativo nel determinare se qualcuno può aderire con successo a una dieta vegetariana rigorosa, spiegando potenzialmente perché alcuni di noi continuano a desiderare la carne.

Lo studio è stato condotto dalla Feinberg School of Medicine della Northwestern University e suggerisce che non tutti gli esseri umani possono sopravvivere a lungo termine con una dieta vegetariana rigorosa.

Ha confrontato i dati genetici di 5.324 vegetariani rigorosi, che non consumavano pesce, pollame o carne rossa, con 329.455 soggetti di controllo.

I ricercatori hanno identificato tre geni significativamente associati al vegetarianismo e altri 31 geni che potenzialmente svolgono un ruolo. In particolare, molti di questi geni sono collegati al metabolismo dei lipidi (grassi) e alla funzione cerebrale.

Rimanere vegetariani non è così facile per alcuni

Mentre il gusto gioca un ruolo nel perché alcune persone continuano a consumare carne nonostante la popolarità delle diete a base vegetale, il dottor Yaseen, professore di patologia all’università che ha lavorato allo studio, suggerisce che anche la genetica può influenzare il desiderio di alcuni componenti della carne.

Ha ipotizzato che i componenti specifici presenti nella carne, forse i lipidi, siano necessari ad alcuni individui, mentre coloro la cui genetica favorisce il vegetarianismo potrebbero essere in grado di sintetizzare questi componenti internamente.

Differenze fisiologiche tra vegetariani e non vegetariani

Il medico ha sottolineato che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno la fisiologia del vegetarianismo. Tuttavia, è chiaro che la ricerca potrebbe avere importanti implicazioni per le raccomandazioni dietetiche e lo sviluppo di sostituti della carne.

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Sun, 29 Oct 2023 06:04:38 +0100 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=40
Come Cucinare la Zucca http://www.cosacucino.net/blog.php?d=39 la zucca un ortaggio tipico autunnale

È lei la regina dell’orto quando la natura si veste d’autunno e in tavola arrivano piatti che coccolano il palato con un gusto che riscalda anche lo spirito: la zucca è capace di interpretare molti ruoli da grande protagonista nei ripieni, nelle farciture, insieme alla pasta, nelle minestre o accanto a un piatto fumante di carne.

È l’ortaggio per antonomasia della stagione autunnale, con le sue forme diverse, la sua polpa dal colore arancione acceso e vivace e il suo sapore dolcemente inconfondibile. Nel mese di ottobre diventa protagonista della festa di Halloween in tantissime ricette dedicate a questa festa e tra un dolcetto e uno scherzetto appare con occhi, naso e un ghigno beffardo.

Il suo colore tipico ci fa pensare non solo a questa festa che arriva da lontano, ma anche all'inverno che si avvicina. La zucca è sempre buona! Oggi quindi ve la presentiamo in tutte le sue declinazioni, e vi sveliamo alcune tecniche per cucinarla al meglio e realizzare sfiziose ricette dolci e salate. Ci sono tanti modi di cucinare la zucca, tra ricette sfiziose e esotiche e piatti della cucina italiana come il risotto alla zucca e quella tipica regionale; se siete pronti non resta che cucinare!

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Thu, 26 Oct 2023 11:54:03 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=39
Come coinvolgere i bambini in cucina http://www.cosacucino.net/blog.php?d=38 Alcune idee e spunti per coinvolgere tuo figlio in cucina e tutti i benefici

Cucinando insieme il rapporto genitore-figlio si avvale di una nuova fase, educazione alimentare, sviluppo della curiosità, della responsabilità e dell’importanza nel fare qualcosa per la famiglia.

Come coinvolgere i bambini in cucina

Impossibile non avere un ricordo nitido di quando aiutavamo mamma o nonna a preparare la pasta fatta in casa o un dolce… ecco domani fallo con tuo figlio! I benefici nel chiedere a tuo figlio “cuciniamo insieme?” sono molteplici.
Per noi genitori è poca cosa, ma prova a dire “buonooo” a quel piatto alla cui preparazione ha partecipato tuo figlio… la sua emozione la potrai toccare con mano. È una piccola gratificazione all’apparenza ma è una delle prime nella sua vita, la più grande. Soprattutto, se a quel piatto ha contribuito in maniera sostanziale, magari già dal giorno prima…

Prova. Pianifica il tutto, diventa il regista di questo momento magico.

Preparare la lista della spesa

Inizia da qui a coinvolgere il tuo bambino, iniziando insieme a lui a pensare a cosa cucinare durante la settimana. Chiedi a tuo figlio: Cosa vuoi mangiare? Cosa prendiamo? Che dici se compriamo anche il gelato? (se fai il bravo!).

Fare la spesa (anche online)

Andare al supermercato con i piccoli non è per niente facile, soprattutto se l’orario è vicino ai pasti. I bimbi iniziano ad avere fame e vorrebbero comprare di tutto e di più (patatine e cioccolate varie). Quindi, cerca di ritagliare il momento spesa in un arco di tempo libero dagli impegni lavorativi, scolastici e sportivi, così da avere tutta la calma per fare una spesa consapevole. Magari nel weekend?

Arrivati al supermercato o al mercato, crea una caccia al tesoro! Questo consentirà a te di non perdere troppo tempo tra gli scaffali o tra i banchi del mercato, e per il bimbo, diventerà un momento quotidiano speciale ed elettrizzante. Inoltre, puoi coinvolgerlo anche facendoti aiutare a portare il carrello per un breve tratto (se il bambino ha 5-6 anni).

Se il supermercato ti stressa o sei hai davvero poco tempo a disposizione, perché non fare spesa online?Anche in questo caso puoi farti aiutare da tuo figlio a digitare gli articoli e metterli nel carrello. Ordini comodamente da casa, hai più tempo per pensare a cosa ti serve davvero e cosa no, non fai acquisti di getto, puoi pianificare il menu settimanale prima e fare la spesa in base a quello. In sostanza, meno spreco e più tempo.

Sistemare la spesa

La maggior parte dei bambini adora svuotare i sacchetti della spesa, quindi perché non coinvolgerli nell’organizzazione di frigo e dispensa? Questo piccolo compito li rende più responsabili e gli insegna ad essere precisi e più organizzati. Ovviamente se il bimbo ha 3 anni, aiutalo e sistema i prodotti insieme a lui. Si tratta di piccoli semplici gesti, ma di grande impatto!

Cucinare

Qui arriva il bello! Giochiamo a fare finta di essere due chef? Inneschiamo nel bambino curiosità e fantasia, facendolo immedesimare nella parte. Iniziamo con il grembiule e il capello da chef. Un’idea carina è quella di regalargli un grembiule e un cappello personalizzati, magari uguale al nostro, se lo abbiamo. Oppure, ancora meglio, puoi costruire un capello da chef di carta, realizzabile con un semplice cartoncino bianco, della colla e la spillatrice. Il grembiule e il cappello verranno associati ad un rituale felice del cucinare insieme.

Prima di iniziare qualsiasi preparazione, facciamogli vedere che vanno seguite alcune regole:

  • lavare le mani;
  • preparare gli ingredienti;
  • tenere pulito il tavolo.

Momento ricetta
Scegliete insieme cosa cucinare. Se hai bisogno di una ricetta da seguire, cerca sul web una video ricetta, sarà divertente seguire tutti i passaggi con l’aiuto di tuo figlio. Inizia a posizionare gli ingredienti necessari sul tavolo e, se per esempio, state preparando una torta, o la pizza, fai mixare gli ingredienti a tuo figlio, inseriscili nella planetaria, nel Bimby o nel mixer e fagli azionare e regolare la velocità. Si divertirà a vedere come cambiano forma farina, uova, sale o zucchero assemblati insieme.
Cucinare insieme è anche molto utile per spiegargli come funziona la raccolta differenziata, man mano che scarterà ingredienti e prodotti da cucinare. Sicuramente è una parte noiosa, è vero… ma da qualche parte dovremmo pur iniziare!

Ricetta facile e veloce? Torta di mele

Se non sai cosa preparare, con la torta di mele vai sul sicuro! Intramontabile e sempre buonissima. Facilissima da preparare e veloce. Sbuccia le mele e tagliale a fettine sottili. Sistema tutti gli ingredienti sul tavolo (farina, zucchero, uova, cannella, latte, burro, limone, lievito) e fai versare gli ingredienti a tuo figlio nella ciotola da lavoro. Versa il composto nella tortiera e fai guarnire con mele e zucchero la torta al tuo bambino. Facile, divertente, ma allo stesso tempo richiede precisione e concentrazione.

Regola n°1: curiosità
I bambini sono propensi ad assaggiare nuovi ingredienti e nuovi piatti se c’è qualcuno che li invoglia a farlo. Incuriosisci il tuo bambino facendogli assaggiare il più possibile nuovi ingredienti (ovviamente in base all’età) e annusare il più possibile. Un semplice granturco che si trasforma in pop-corn per lui sarà una magia!

La sua educazione alimentare dipende da te! Pensiamoci, un bambino che non sa nulla sulla preparazione di un piatto ed è abituato a mangiare sempre le stesse cose, come fa a voler assaggiare nuovi piatti?

Apparecchiare la tavola

Un gesto tanto semplice, quanto importante. Apparecchiare la tavola insegna ai più piccoli il rispetto e la cura verso il cibo e verso le persone. Ogni tanto fai scegliere a lui/lei tovaglia o tovagliette, fazzoletti e piatti. Durante il pranzo o la cena, si sentirà soddisfatto e orgoglioso!

Votiamo il piatto!

Una volta a tavola, trasformatevi nei giudici di Masterchef e votate il piatto che ha preparato il tuo bambino o i tuoi bambini (con il tuo aiuto). Ovviamente, se il piatto non è buonissimo, non farglielo pesare!

Benefici bambini in cucina

La cucina è una scoperta meravigliosa ed educativa per i bambini. Dietro semplici gesti si racchiudono grandi insegnamenti e i benefici sono innumerevoli. Vediamone alcuni!

  • Precisione. La cucina insegna a rimanere concentrati e attenti per portare a termine la preparazione di un un piatto.
  • Pazienza. Per fare bene ci vuole tempo, come in tutte le cose. La pizza per essere buona e digeribile ha bisogno del suo tempo.
  • Autostima. Realizzare un buon piatto renderà il bambino soddisfatto e orgoglioso.
  • Creatività. Cosa meglio della cucina, sviluppa e allena la creatività?
    Mangiare bene. Conoscere e assaggiare più ingredienti possibili, sviluppa un grande senso critico in cucina.
  • Parsimonia. Capire e conoscere il valore del cibo è un grande insegnamento.
  • Rispetto. Verso ciò che portiamo in tavola e verso i commensali.
    Coordinazione. Nei movimenti in cucina e non solo.
    Responsabilità ecologica. Differenziare ed evitare gli sprechi è un grande valore.
  • Igiene. Pulizia a partire dal lavarsi le mani prima di cucinare al lasciare la cucina
    in ordine.
  • 5 sensi. Assaggiare, odorare, ascoltare, toccare, guardare. Con una semplice ricetta si allenano tutti e 5 i sensi.
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Sat, 08 Jul 2023 07:09:13 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=38
Tutto sulla pastorizzazione con il sous vide http://www.cosacucino.net/blog.php?d=37 Sous vide, la cottura sottovuoto a bassa temperatura

Quando cuciniamo il nostro cibo, che sia sottovuoto o un metodo di cottura tradizionale, lo facciamo per tre motivi. Scaldiamo il nostro cibo per un gusto migliore, perché rende più tenera la nostra carne o le nostre verdure. Inoltre, riscaldiamo il nostro cibo per renderlo sicuro per il consumo.

Un gran numero di microrganismi patogeni viene ucciso durante la cottura al forno, lo stufato, la cottura e la cottura sottovuoto. La maggior parte dei batteri viene distrutta a temperature superiori a 60 gradi Celsius. Senza nemmeno rendertene conto, stai già pastorizzando gran parte del cibo.

Cos’è la pastorizzazione?

Il nome “pastorizzazione” deriva dal nome dello scopritore di questo processo, Louis Pasteur. Fu un chimico e biologo francese e nel 1862, insieme a Claude Bernard – un fisiologo francese – effettuò la prima pastorizzazione.

La pastorizzazione è un modo per rendere gli alimenti sicuri per il consumo, ma anche per garantire una maggiore durata. Nella pastorizzazione, il prodotto viene riscaldato a una temperatura inferiore a 100 gradi Celsius.

Pastorizzare o sterilizzare?

Pastorizzazione e sterilizzazione non sono la stessa cosa. La pastorizzazione avviene a una temperatura più bassa e non tutti i microrganismi vengono resi innocui.

La pastorizzazione riduce “solo” il numero di microrganismi a un livello in cui gli alimenti possono essere consumati in sicurezza e la durata di conservazione può essere estesa. La sterilizzazione utilizza una temperatura molto più alta. Tutti i microrganismi vengono distrutti, ma l’alta temperatura influisce sul gusto del prodotto. Questo perché durante la sterilizzazione le proteine nel prodotto cambiano chimicamente.

Il sapore è particolarmente importante con gli alimenti, motivo per cui si preferisce la pastorizzazione degli alimenti a temperature più basse.

Come si pastorizza?

La pastorizzazione non è altro che il riscaldamento di un prodotto a una certa temperatura per un certo periodo di tempo. Quindi la pastorizzazione può essere eseguita in diversi modi.

Un metodo classico di pastorizzazione è il cosiddetto “ripieno a caldo”. Un alimento, come una marmellata, viene prima cotto e poi subito sigillato ermeticamente. Un altro modo per pastorizzare il cibo è usare il vapore.

Il modo di gran lunga più semplice per pastorizzare il cibo a casa è utilizzare una macchina sottovuoto . Il prodotto viene prima messo sottovuoto, quindi il prodotto viene riscaldato fino al raggiungimento della temperatura al cuore desiderata. Il prodotto è quindi sicuro per il consumo o lo raffreddiamo rapidamente dopo la cottura. Il prodotto può quindi essere consumato successivamente. In un precedente blog abbiamo già scritto del come e del perché del raffreddamento sottovuoto .

Pastorizzazione sottovuoto

Con il sottovuoto cuoci un pezzo di carne, pesce o verdura a una temperatura molto precisa e per un certo tempo. Quando prepari carne, pesce o anche verdure usando il sottovuoto, ti assicuri che il prodotto sia completamente sicuro da mangiare, ma allo stesso tempo eviti la cottura eccessiva. Il sottovuoto conserva meglio i sapori. Infatti, la carne che viene lasciata galleggiare per un tempo sufficiente nel bagno con acqua calda migliorerà nella struttura e diventerà molto più tenera. Il sottovuoto è quindi un modo ideale per preparare il cibo.

Quando pastorizzare la carne sottovuoto?

Alcune carni dovranno essere completamente pastorizzate, mentre altre carni sono sicure per gli alimenti se cotte brevemente in padella. Esistono diversi fattori che determinano se è necessario pastorizzare la carne.

Alla fine, si tratta di parassiti e batteri. La carne può contenere questi microrganismi. Questi agenti patogeni possono finire sulla carne e svilupparsi ulteriormente lì. A seconda della densità e del tipo di carne, a volte puoi trovare batteri in profondità nella carne.

Pastorizzare pollo e altro pollame

La carne di pollo e altro pollame devono essere sempre pastorizzati. Il pollo crudo è noto per la presenza dei batteri della salmonella. Un pezzo di pollo dovrà quindi essere sempre scaldato fino al cuore. È quindi meglio lasciare una tartare di pollo o una coscia di pollo fritta mediamente al sangue.

Pastorizzazione sottovuoto di manzo e agnello

Manzo e agnello sono sicuri da mangiare crudi. Il modo di macellare e trattare il rischio di batteri e parassiti pericolosi è molto più piccolo. A causa della struttura della carne, i batteri saranno solo all’esterno della carne. Ciò significa che quando metti brevemente la carne nella padella, puoi portare il cuore della carne alla temperatura che preferisci. Una bistecca completamente cotta non è quindi più sicura di una bistecca a cottura media.

Tieni presente che questo è il caso solo quando l’esterno della carne è davvero l’esterno. Quando la carne macinata, l’esterno diventa l’interno e viceversa. Cuocere bene l’esterno della carne non risolverà nulla. Un hamburger è quindi raramente servito medio o raro. Se lo desideri, dovrai garantire carne di alta qualità e dovrai tagliare l’esterno della carne prima che entri nel tritacarne.

Pastorizzare il maiale con sous vide

Non è molto comune mangiare carne di maiale salata o addirittura cruda. La carne del maiale può contenere batteri e parassiti che possono essere resi innocui solo friggendo adeguatamente la carne.

Su un pezzo di carne, la maggior parte dei batteri si trova all’esterno della carne. La carne che si compone di un pezzo, come il famoso filetto di maiale, può quindi essere consumata rosata, ma solo quando la parte esterna è ben cotta.

Come pastorizzare la carne con il sous vide?

Il tempo necessario per pastorizzare la carne dipende dal tipo di carne e dalla temperatura del bagno sottovuoto. Nell’esempio seguente utilizziamo una bistecca di manzo e un filetto di petto di pollo di 25 mm di spessore. Questi tagli di carne possono essere pastorizzati se cotti alle seguenti temperature e tempi.

Manzo sottovuoto a tempo e temperatura con uno spessore di 25 mm:
  • 55 °C per 2 ore e 45 minuti
  • 57 °C per 1 ora e 50 minuti
  • 60°C per 1 ora e 20 minuti
Petto di pollo sottovuoto tempo e temperatura con uno spessore di 25 mm:
  • 58 °C per 2 ore e 20 minuti
  • 60°C per 1 ora e 40 minuti
  • 65 °C per 1 ora

Per tempi e temperature sottovuoto più specifici per altre carni, leggi di più nel nostro blog sui tempi sottovuoto . Potete trovare i tempi necessari per i diversi tipi di carne, spessori e temperature.

In breve

Il sottovuoto è un modo ideale per pastorizzare carne, pesce e verdure. Passando prima il cibo sottovuoto e poi cuocendolo a una certa temperatura, puoi assicurarti che i microrganismi, come batteri e parassiti, siano resi innocui.

Questo rende il prodotto completamente sicuro per il consumo, senza intaccare la qualità del prodotto cotto. In effetti, optare per il sous-vide fornirà anche un risultato finale molto più tenero.

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Sun, 11 Jun 2023 08:03:23 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=37
Come snocciolare le ciliegie http://www.cosacucino.net/blog.php?d=36 Come snocciolare le ciliegie senza rovinarle

Non tagliarle, non rovinarle e soprattutto non sporcarsi: snocciolare le ciliegie può sembrare un'operazione complicata, ma con le giuste tecniche e qualche trucco possiamo facilmente imparare a farlo. In questa guida, ci concentreremo su diversi aspetti legati all'arte di snocciolare le ciliegie, con consigli e trucchi che ci aiuteranno a eseguire questa operazione in maniera rapida e fluida.

Il procedimento di base

Esistono diverse tecniche che possiamo utilizzare per snocciolare le ciliegie, e molto dipende dal risultato finale che desideriamo ottenere e dallo "scopo" per cui ci accingiamo all'operazione.

In linea di massima, il metodo più semplice e primitivo per snocciolare le ciliegie è usare la bocca! Basta mangiare la ciliegia, tenere il nocciolo con i denti e poi sputarlo. È una tecnica istintiva e veloce, ideale se non necessitiamo di presentazioni estetiche e se, ovviamente, vogliamo solo assaporare la bontà di questo frutto tipicamente primaverile per piacere personale.

Al contrario, le cose si complicano un po' se vogliamo servire le ciliegie a tavola, se vogliamo privarle dei noccioli per farle mangiare ai nostri bambini o se, ancora, vogliamo usare questi frutti per decorare torte eccetera.

Le tecniche più raffinate

Il primo metodo serve quando abbiamo bisogno di dividere le ciliegie a metà in modo preciso.

Per iniziare, prendiamo una ciliegia e laviamola accuratamente. Ora, dobbiamo fare un'incisione nel frutto, seguendo il contorno del nocciolo, e ruotare i due lati della ciliegia in direzioni opposte (uno in senso orario e l'altro in senso antiorario). Infine, usiamo le dita (facendo una pressione lieve, per evitare di "spolpare" il frutto) o un coltello per dividere le due metà e rimuovere il nocciolo.

Se però non desideriamo ottenere due metà separate, ma una ciliegia snocciolata che appare comunque ancora intera (per fare le ciliegie sotto spirito, ad esempio), dobbiamo adottare un accorgimento e seguire un metodo che potremmo definire "chirurgico": si tratta, in breve, di posizionare il frutto su un tagliere e, usando il lato di un coltello da cucina, premere delicatamente ma con decisione finché non sentiamo che la ciliegia cede leggermente, in modo da allentare la presa del nocciolo, ma senza spingere troppo forte o schiacciare la ciliegia. Facciamo quindi un'incisione dall'alto verso il basso lungo un lato della ciliegia (solo un lato, stavolta), allarghiamo delicatamente le due estremità ricavate dal taglio per esporre il nocciolo e, con le dita, andiamo a rimuoverlo.

Una variante più "brutale" prevede di rimuovere il peduncolo dalla ciliegia, afferrare il frutto con le dita, spezzarlo in due e rimuovere il nocciolo: in questo caso, il rischio di lacerazione è molto elevato, ma potrebbe non essere un fattore rilevante se la frutta deve essere frullata o aggiunta a un composto.

Ci sono poi due strumenti di utilizzo quotidiano che, in maniera apparentemente imprevedibile, possono aiutarci a compiere questa operazione in maniera efficace.

Possiamo cioè usare una cannuccia di plastica o una bacchetta di legno, come ad esempio le bacchette cinesi o un bastoncino sottile e affilato, per snocciolare una ciliegia, oppure servirci di una graffetta per lo stesso scopo.

Bacchette, cannucce e graffette: snocciolare ciliegie in modo originale ma efficace

Nel primo caso, prendiamo la cannuccia di plastica o la bacchetta di legno e posizioniamone un'estremità al centro della ciliegia, dove si trova il nocciolo: muoviamo l'utensile in avanti e indietro fino a spingere fuori il nocciolo dalla parte opposta della ciliegia rispetto a quella su cui stiamo esercitando la pressione.

Se invece vogliamo sperimentare il metodo più bizzarro dobbiamo procurarci una graffetta e piegarla a forma di "s": infiliamo l'utensile in una ciliegia con gambo e ruotiamo questa sorta di "amo" attorno al nocciolo finché non si stacca e può essere estratto con la graffetta.

Difficoltà e trucchi dell'eliminazione dei noccioli dalle ciliegie

Le difficoltà principali nello snocciolare le ciliegie dipendono dalla resistenza del nocciolo e dalla delicatezza della polpa, ed entrambe aumentano il rischio di danneggiare la ciliegia, schiacciandola e rovinandola al punto di renderla inutilizzabile per presentazioni in cui conti l'estetica.

Di contro, però, ci sono alcuni trucchi che possiamo utilizzare per snocciolare le ciliegie più facilmente:

  • Refrigerare le ciliegie in anticipo. La polpa diventerà più rigida e sarà meno probabile che si rovini durante il procedimento.
  • Usare uno snocciolatore. È uno strumento specificamente progettato per snocciolare le ciliegie e aiuta a risparmiare tempo e fatica. In commercio ce ne sono tanti modelli, che permettono di agire su ciliegie singole o in gruppo.

Come consiglio finale, poi, è opportuno immergere le ciliegie snocciolate in acqua con succo di limone per prevenire l'ossidazione e preservare il loro colore intenso.

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Sat, 10 Jun 2023 11:15:19 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=36
Uova di quaglia: proprietà, benefici e usi in cucina http://www.cosacucino.net/blog.php?d=35 Uova di quaglia

Conosci le uova di quaglia? Io le utilizzo spesso nelle mie ricette soprattutto nelle ricette di primavera, come alternativa più ricercata e particolare alle “solite” uova di gallina.

Si tratta di uno street food molto consumato in Asia, ma ad oggi, grazie alla loro diffusione anche in Europa, si possono trovare facilmente nella grande distribuzione, di solito confezionate in packaging da 8/12 pezzi.

Il loro costo è più alto delle più comuni uova di gallina, anche perché sono circa ⅕ della grandezza di un uovo tradizionale.

Una volta acquistate è meglio conservarle in frigorifero e dedicargli qualche accorgimento. Se quando ne rompi una per utilizzarla noti una mancanza di compattezza nel tuorlo o un albume molto liquido, è meglio non utilizzarle. Significa che l’uovo non è più fresco.

Caratteristiche e proprietà

Le uova di quaglia sono un alimento ricco di proteine, vitamine (come la A e la D) e minerali, con un apporto energetico importante, ma povero di carboidrati.

Sebbene siano più piccole, hanno il 30% in più di tuorlo rispetto alle normali uova, quindi sono adatte a una dieta a base di proteine. 100 grammi di uova di quaglia hanno 158 kcal, che però non sono tutte calorie “buone”.

Ma attenzione: a parità di peso, le uova di quaglia, hanno al loro interno più del doppio del colesterolo rispetto alle uova tradizionali. Ogni 100 grammi troviamo 844 mg di colesterolo, quindi, se devi tenere a bada i grassi, non esagerare con questa prelibatezza.

Queste uova sono utili anche nel trattamento di disturbi come i sintomi dell’allergia ai pollini, grazie alla proteina che si chiama ovomucoide che è un componente comune a quasi tutti i farmaci antiallergici. E non solo, consumare uova di quaglia combatte l’anemia e la cataratta grazie al ferro e alla vitamina A di cui sono ricche.

Come cucinare le uova di quaglia

Le uova di quaglia sono particolarmente apprezzate per la loro delicatezza sia nel sapore che nelle dimensioni, che le rendono un ingrediente creativo e ricercato. Io le amo moltissimo come finger food per aperitivi di primavera.

Si prestano più o meno a tutte le preparazioni, ma devi fare attenzione ai tempi di cottura, che sono molto più corti rispetto a quelli delle uova tradizionali.

Per realizzare le uova di quaglia sode basta immergerle in un pentolino con abbondante acqua, accendere il fuoco e aspettare solamente 5 minuti dall’inizio del bollore, poi scolarle e farle raffreddare prima di sgusciarle. Per un uovo dal tuorlo morbido il tempo di cottura è di circa 3 minuti.

Sode sono ottime in insalata ma anche per finger food e mini-bruschette con ingredienti più preziosi, come il tartufo, e possono anche essere impanate e fritte per un antipasto insolito e creativo. Le hai mai provate sulla tartare di carne?

Se non vuoi utilizzarle sode, puoi sempre cuocerle al tegamino o trasformarle in una frittata aggiungendo gli ingredienti che preferisci.

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Fri, 09 Jun 2023 07:28:17 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=35
Come organizzare la dispensa in cucina http://www.cosacucino.net/blog.php?d=34 Come organizzare la cucinaTenere in ordine la dispensa permette di conservare i prodotti con più facilità ma anche di evitare gli sprechi perché è frequente comprare cibo che già abbiamo solo perché lo abbiamo nascosto talmente bene da non riuscire a vederlo!

Il primo passo per avere una dispensa organizzata e pratica è svuotarla e pulire i vari ripiani e contenitori almeno tre volte l'anno, così da controllare le scadenze e mettere tutto periodicamente in ordine. Se avete scaffali molto alti potete anche suddividere verticalmente i ripiani interni e, per essere certi che i vostri alimenti non siano attaccati dalle tarme, potete disporre qua e là nella dispensa, dei sacchettini pieni di alloro e chiodi di garofano.

A questo punto potete cominciare a ordinare i prodotti per categorie, così sarà più facile trovarli, sistemando davanti i cibi che usate più frequentemente o che hanno una scadenza più vicina e lasciando dietro quelli che utilizzate di meno o con scadenze più lunghe, come ad esempio i legumi e i pelati, che potrete impilare facilmente per guadagnare spazio.

La dispensa è un ottimo luogo dove riporre l'olio extravergine d'oliva e l'aceto che è meglio tenere in una zona fresca e lontana da fonti di luce e calore; lo stesso vale per le erbe e le spezie, ma se volete averle a portata di mano in cucina potete disporle vicino al piano da lavoro, purché non restino troppo vicino ai fornelli.

E se pulendo la dispensa avete trovato rimasugli di paste diverse che non sapete come utilizzare, provate questa rustica e gustosa pasta e patate: sarà amore al primo assaggio!

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Thu, 23 Dec 2021 11:34:42 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=34
Mangiare la pasta a cena fa male? http://www.cosacucino.net/blog.php?d=33 Sapevate, dunque, che l’idea che mangiare la pasta a cena facesse male è un falso mito?

Ci sono tante convinzioni molto diffuse a proposito di cosa significhi “mangiare sano” che richiedono un momento di riflessione e il parere di un esperto per chiarire in quali casi si tratti di un falso mito. La lista è piuttosto lunga. Basti pensare agli spinaci di Braccio di Ferro, considerati da molti come l’alimento più ricco di ferro, oppure alla convinzione che le uova facciano male. Oggi, insieme alla dottoressa Francesca Evangelisti, biologa nutrizionista, proveremo a capire quanto c’è di vero nell’idea che la pasta a cena faccia male.

La pasta a cena fa male? Il parere della nutrizionista

Molti sostengono che mangiare la pasta a cena, così come altre fonti alimentari a base di carboidrati complessi, possa risultare una cattiva abitudine, sia per la digestione e, di conseguenza, per il sonno, sia per il peso corporeo. Partendo da questa premessa, la biologa nutrizionista risponde subito alla domanda: non è vero che la pasta a cena fa male, tuttavia sconsiglia di consumarne una quantità abbondante. Vediamo perché.

I carboidrati sono fondamentali ad ogni pasto

Innanzitutto, la pasta, come altri cereali e alimenti derivati tra cui riso e pane, contiene un’elevata quantità di carboidrati complessi che, costituendo la nostra fonte energetica primaria, qualora venissero a mancare o ad essere carenti, potrebbero creare problemi al nostro organismo. “Tenendo conto di questo – aggiunge l’intervistata –  è facilmente intuibile come ad ogni pasto debba necessariamente essere presente una componente di carboidrati, che diano energia e che evitino che il nostro organismo la vada ad attingere da altri nutrienti quali, ad esempio, le proteine.”

I carboidrati si possono assumere in diverse maniere. Quelli semplici, per esempio, sono contenuti nella frutta che la nutrizionista suggerisce di consumare sin dalla colazione e rispettando la regola aurea delle cinque porzioni di frutta e verdura giornaliere. Durante i pasti, invece, assumiamo soprattutto carboidrati complessi come nel caso della pasta. ”Ciò significa che i carboidrati devono essere presenti sia a pranzo che a cena, e anche sotto forma di pasta. Questa, anche a cena quindi, va vista come una fonte di carboidrati, necessaria affinché il nostro organismo continui ad attingere energia anche a fine giornata.”

Occhio alla quantità e ai condimenti della pasta

Naturalmente, anche a  cena, esattamente come a pranzo, è utile prestare attenzione alla quantità di pasta. La dottoressa Evangelisti pone l’attenzione alle proporzioni: il piatto di pasta non deve eccedere le quantità di verdure e alimenti proteici e dev’essere calibrato secondo alcuni parametri individuali come: età, caratteristiche fisiche e livello di attività fisica svolto.

“È da evitare – specifica la nutrizionista –  una cena costituita unicamente da pasta ed in quantità, così come anche una pasta condita in maniera elaborata.” In particolare a cena, il primo piatto dovrebbe essere condito in maniera leggera, sia per favorire la digestione prima di dormire, sia per evitare di assumere troppi grassi.

“Via libera quindi a pasta condita con un filo di olio EVO e un po’ di parmigiano oppure con verdure o passata di pomodoro, evitando ragù e sughi elaborati.” Per quanto riguarda la quantità, invece, l’intervistata suggerisce di fare riferimento allo schema del piatto unico salutare, dove la pasta, quale fonte di carboidrati, dovrebbe rappresentare circa un quarto del piatto, con l’altra parte occupata da proteine e verdure.

“È opportuno comunque chiarire che una cena di questo tipo deve fare seguito naturalmente a un pranzo impostato nello stesso modo. Qualora, a pranzo, sia stato consumato un pranzo di soli carboidrati, come per esempio un piatto di pasta, allora a cena sarebbe opportuno mangiare solo un “secondo”, ovvero un pasto composto da un fonte proteica salutare (uova, formaggi magri, legumi, carne magra, pesce) e abbondanti verdure.” Quindi, facendoci sempre aiutare dalla dottoressa Evangelisti, possiamo dire che se abbiamo consumato un piatto abbondante di pasta a pranzo, allora è opportuno evitare di mangiarla anche  alla sera. Tuttavia, è utile tenere conto anche del contrario: se a pranzo abbiamo mangiato solo un secondo, nulla vieta di consumare un piatto di pasta a cena, ma sempre evitando una quantità abbondante e condimenti grassi e/o elaborati.

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Sun, 16 Feb 2020 22:21:54 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=33
I falsi miti sull’alimentazione http://www.cosacucino.net/blog.php?d=32 I falsi miti sull’alimentazione

L’alimentazione è uno degli aspetti alle quali nella vita di tutti i giorni si deve prestare molta attenzione. Una corretta alimentazione permette di stare bene sia a livello fisico che mentale, in quanto il benessere generale si riflette positivamente anche nei rapporti sociali. Negli ultimi tempi, però, c’è da difendersi da quelle false notizie che circolano spesso in merito a questo argomento, ovvero quei falsi miti sull’alimentazione che ancora oggi fanno parte dell’immaginario comune e delle abitudini della maggior parte delle persone

L’ananas non brucia i grassi

Una delle più diffuse credenze popolari è che l’ananas sia un frutto ottimale per bruciare i grassi. Questo è uno dei falsi miti perché in realtà non è così. L’ananas contiene bromelina, trattasi nello specifico di un enzima, il quale è stato indicato come quello capace di aiutare chi mangia il frutto a bruciare i grassi. In realtà, è errato pensare che la bromelina possa “bruciare i grassi”, perché agisce sulle proteine in modo da velocizzare la digestione e allo stesso tempo rallentare l’assorbimento di una parte dei grassi. In pratica, da questo si evince che la bromelina non va ad intaccare direttamente i grassi presenti nel corpo. Altro aspetto da osservare, è che la bromelina in prevalenza si trova nel gambo e non nella polpa, è per questo motivo che chi produce gli integratori ricava questa sostanza dagli scarti di lavorazione dell’ananas. Il fatto che l’ananas bruci i grassi è quindi una credenza popolare priva di basi scientifiche.

Acqua e limone la mattina non sono dimagranti

Una delle tante proprietà che sono state attribuite all’acqua con il succo di limone, è quella di favorire il dimagrimento. Coloro che sostengono questa pratica considerano come fautrice di questo una fibra specifica di cui è ricco il limone, ovvero la pectina. Sebbene il limone effettivamente abbia svariati effetti benefici sulla salute, affinché un individuo possa avere un senso di sazietà valido per giustificare il consumo di limone, dovrebbe assumere almeno 25 grammi di fibra ogni giorno. Ecco che, a questo punto, cade il mito dell’acqua con succo di limone. Infatti, nel frutto la fibra in questione è perlopiù collocata nella buccia (10,6 g), e nel succo vi è solo una minima parte (0,3 g). Acqua e limone dunque, è una bevanda che non contiene la dose necessaria affinché si possa sostenere che faccia dimagrire. Inoltre, c’è da dire che tecnicamente nemmeno mangiare un limone intero si può sostenere possa far dimagrire. Le fibre della frutta come quelle delle verdure aiutano un individuo a sentirsi sazio, quindi, più che a farlo dimagrire lo aiutano ad evitare di incorrere nel rischio di sovra-alimentazione.

I carboidrati non fanno ingrassare

Molte diete in circolazione, sia nelle riviste che sul web, tendono a mettere alla sbarra senza alcuna attenuante i carboidrati. Sono indicati come responsabili dell’aumento di peso, quindi ridotti o eliminati del tutto dal regime alimentare a cui viene sottoposto un individuo che vuole dimagrire. Dal punto di vista biochimico, si può sostenere che effettivamente ridurre i carboidrati possa provocare davvero una perdita di peso piuttosto rapida, ma è bene sapere che questo non può diventare una costante. Infatti, si tratta di un effetto raggiungibile solamente nel breve periodo, ma che non potrà essere perseguito e mantenuto a lungo. Per chi non ne sapesse molto in termini scientifici, i carboidrati rappresentano un elemento fondamentale affinché il funzionamento del nostro organismo sia corretto nel tempo. Tanto per fare un esempio di importanza elevata, il cervello utilizza come “carburante” il glucosio, che come sappiamo è il più semplice dei carboidrati. Nel caso il glucosio all’interno dell’organismo non sia sufficiente per il proprio fabbisogno, vengono metabolizzati i lipidi (grassi), producendo i corpi chetonici dei composti come elementi di scarto, i quali se vanno oltre un certo livello diventano dannosi per l’organismo.

Come difendersi dalle false notizie

Le fake news in merito all’alimentazione sono molto diffuse, purtroppo vi sono fin troppe persone che si considerano esperte di diete con la presunzione di avere nelle mani la bacchetta magica. In realtà almeno il 60 percento delle notizie che si reperiscono in rete sono parzialmente o del tutto errate, quindi si deve cercare di capire come sia possibile riconoscere la veridicità di certe informazioni. Per fare questo è sufficiente affidarsi agli esperti del settore, oppure dare più valore a quelle informazioni che siano state approvate dalle società scientifiche italiane ed internazionali e che sono state pubblicate su giornali o riviste del settore con l’autenticazione delle autorità sanitarie competenti. Vi sono delle associazioni scientifiche come ad esempio l’ADI e la SINU, che hanno tra i loro obiettivi la diffusione e la divulgazione dei risultati delle ricerche scientifiche che hanno carattere ufficiale. Tali informazioni possono essere considerate un punto di riferimento per discernere le verità scientifiche da quelli che sono meri “messaggi promozionali”, che sono spesso ingannevoli e possono rappresentare in alcuni casi un pericolo per la salute.

 

 

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Mon, 16 Sep 2019 14:59:12 +0100 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=32
Le regole per un’alimentazione un’alimentazione equilibrata http://www.cosacucino.net/blog.php?d=31 Proteine carboidrati e grassi, le regole per un’alimentazione equilibrata

Una dieta equilibrata è fondamentale per restare in buona salute e assumere attraverso il cibo tutti gli elementi indispensabili per tradursi in energia e vigore. Ma a volte sembra più semplice dirlo che metterlo in pratica. Proteine carboidrati e grassi, come orientarsi? Proviamo a capirci qualcosa in più.

Fabbisogno giornaliero

Proteine carboidrati e grassi: tre elementi indispensabili in una dieta equilibrata ma come gestirne l’assunzione e come rispondere quotidianamente al nostro fabbisogno proteico resta spesso un mistero. In realtà la prima domanda a cui rispondere è proprio: qual è il nostro fabbisogno giornaliero? Non esiste una sola risposta, le variabili da considerare sono davvero tante, le principale: uomo/donna, vita sedentaria/vita attiva.

Alimentazione equilibrata, da dove partire

Quindi la prima cosa da fare, una volta stabilito il peso da raggiungere, è la quantità di calorie di cui abbiamo bisogno ogni giorno. Partiamo da qualche formula, in generale l’idea di fabbisogno è data da una serie di fattori: 60-70 per cento è influenzato dl metabolismo basale, per funzionare a dovere assorbe la maggior parte delle calorie assunte. Il 10 per cento è composto dalla quantità di calorie che il nostro organismo utilizza per digerire e assimilare i nutrienti, mentre il 20-30 per cento rimanente viene investito per l’attività fisica. Esistono delle tabelle che scientificamente calcolano il fabbisogno calorico dei diversi soggetti proprio in funzione dello stile di vita condotto, del genere e dell’età.

Come bilanciare proteine, carboidrati e grassi

L’equilibrio del peso corporeo è facile da mantenere proprio attraverso la gestione di una dieta sana, varia e adeguata alle esigenze di ognuno. La prima cosa da chiarire è che non basta saper mangiare, trovare il punto di equilibrio tra proteine carboidrati e grassi per essere sempre in forma, molto fa una corretta gestione dell’attività fisica, che non deve mai mancare. Più in generale, però, è bene saper gestire il nostro rapporto quotidiano con la tavola per non fare errori. La prima cosa da fare è passare in rassegna i componenti degli alimenti per poter costruire così la piramide del benessere.

Carboidrati

Quali sono i cibi che contengono carboidrati? Pane, pasta e non solo. Parliamo di un elemento fondamentale della nostra dieta perché capace di darci energia e “legna da ardere”. Sconsigliato però, consumarli più volte al giorno e in dosi abbondanti. Impossibile resistere a un piatto di pasta fumante? Perfetto ma meglio preferire quella integrale e lo stesso vale per il pane. Le farine integrali, infatti, così come la farina di kamut, sono molto più semplici da digerire, più leggere e rispondono meglio alle necessità di una dieta equilibrata e salutare. Quanti carboidrati al giorno? Un’altra domanda a cui non è poi così semplice rispondere. In generale, la quantità di carboidrati da inserire in dieta è pari a circa 250 grammi al giorno, è la quantità di base perfetta per rifornire tutti i nostri tessuti glucido-dipendenti. In un modo o in un altro, anche quando si è in presenza di un regime alimentare impostato lungo i rigidi dettami della dieta è bene ricordare che non bisognerebbe mai scendere al di sotto dei 150 grammi al giorno.
I nutrizionisti consigliano di assumere un quantitativo giornaliero di carboidrati pari a circa il 50- 55% dell’apporto calorico giornaliero.

Proteine

I regimi alimentari proteici aiutano a perdere peso? Certo ma violano ogni principi odi equilibrio e a lungo andare possono avere conseguenze negative importanti. Le proteine negli alimenti sono una costante ma senza dubbio è la carne a contenerne la quantità maggiore. Ci sono alcune proteine presenti solo nella carne, tanto che nei regimi vegetariani è necessario assumerle con integratori ad hoc. Le proteine sono fondamentali per un corretto sviluppo muscolare ma di quante proteine abbiamo bisogno al giorno? La prima cosa da chiarire è che in questo caso parliamo di un elemento che va introdotto ogni giorno nella dieta perché non si fa “scorta” di proteine. Secondo le linee guida dell’EFSA (European Food Safety Authority) parliamo di 0,83 g per kg di peso corporeo al giorno per adulti e anziani. In caso di lattanti, bambini e adolescenti: tra 0,83 g e 1,31 g per kg di peso corporeo al giorno, a seconda dell’età. Per le donne in gravidanza si consiglia un’assunzione supplementare di 1 g, 9 g e 28 g al giorno rispettivamente per il primo, secondo e terzo trimestre. Per quelle in allattamento, invece, l’assunzione supplementare è pari a 19 g al giorno nei primi 6 mesi di allattamento e a 13 g al giorno nel periodo successivo. Anche per gli sportivi si suggerisce di addizionare la normale quantità giornaliera di proteine con l’aggiunta di 1.6 grammi per chilo corporeo.
I nutrizionisti consigliano di assumere durante l’arco della giornata una quantità di proteine pari a circa il 15-20% dell’apporto calorico giornaliero.
Queste proteine dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine vegetale.

Grassi

Sbagliatissima la guerra ai grassi a prescindere. Anche questi elementi sono indispensabili in un corretto regime alimentare. A cosa servono? Sono fondamentali come fonte concentrata di energia, hanno un ruolo di primaria importanza nella protezione e nel sostegno di organi vitali e dei nervi del corpo, difendono il corpo e mantengono la temperatura corporea. Inoltre, sono fondamentali per l’assorbimento e il trasporto delle vitamine liposolubili e svolgono un’importante funzione nel diminuire la secrezione gastrica, mantenendo intatta la sensazione di sazietà. E’ importante conoscere bene questi elementi perché si dividono in diverse famiglie e vengono grossolanamente separati in grassi buoni e cattivi. Un paio di esempi. I grassi di origine vegetale aiutano ad assimilare le vitamine A, D, E e K, mantengono sane le cellule del corpo e il colesterolo nel sangue a livelli bassi. Quelli saturi, invece, molti dei quali sono di origine animale, sono da consumare con moderazione perché da grassi si trasformano presto in grasso. Inoltre, hanno tante conseguenze negative: rischiano di ostruire le arterie, si traducono in colesterolo e trigliceridi, attraggono sostanze cancerogene. Quanto assumerne al giorno? Rispetto alle calorie consumate con la dieta quotidiana la quantità di grassi da assumere ogni giorno è pari al 25-30% dell’apporto calorico totale, soprattutto perché bisogna fare i conti con la realtà dei fatti: la maggior parte dei grassi assunti con l’alimentazione è satura, perché proviene da origina animale. Dove trovarli? Le fonti di grassi sono diverse e spaziano dall’olio d’oliva al burro, dalla margarina alla frutta secca.
Ad ogni modo, la dieta mediterranea consiglia di non superare i 55 grammi di grassi al giorno.

Una questione di equilibrio

Sarà ridondante ma la verità è che una dieta bilanciata passa per la capacità di variare cibi e portare in tavola alimenti salutari che si caratterizzano per componenti ed effetti diversi. In questo modo è possibile garantire un minimo di equilibrio anche nell’assunzione delle componenti fondamentali della nostra dieta. Senza mai dimenticare che il regime alimentare noto come dieta mediterranea rappresenta una vera e proprio eccellenza.

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Thu, 07 Feb 2019 17:10:10 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=31
Come utilizzare l’uva sultanina in cucina http://www.cosacucino.net/blog.php?d=30 L’uva sultanina: un ingrediente versatile

L’uva sultanina: un ingrediente versatile

L’uva sultanina, detta anche uvetta o uva passa, si ottiene tramite l’essicazione di una particolare varietà di uva. Il termine ‘sultanina’ deriva molto probabilmente dalla città di Sultania, nell’attuale Turchia. Ancora oggi questo Paese è uno dei principali produttori al mondo di questo alimento, insieme a Stati Uniti e Australia.
È un ingrediente molto versatile e può essere utilizzato sia per piatti dolci che salati, in pasticceria o in preparazioni salate di vario genere.
L’uvetta compare molto spesso nei mix di cereali, nei muesli, nelle barrette e negli snack energetici, ma può essere consumata anche da sola.
Si tratta di un alimento dotato di moltissime proprietà, ricco di vitamina C, E e K e di molti sali minerali con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali.
L’uvetta è un alimento energetico, ottimo per la salute, adatto sia a chi fa sport, ma anche per chi è a dieta.


Tradizionalmente, l’essicazione dell’uva avviene al sole, ma nella produzione industriale viene effettuata in appositi forni ed essiccatoi, per velocizzare e standardizzare la produzione. Il sapore dell’uva sultanina è particolarmente dolce e zuccherino. La disidratazione dell’uva, infatti, comporta l’eliminazione dell’acqua e una maggiore concentrazione degli zuccheri naturalmente presenti nell’acino. La disidratazione determina anche al fenomeno della cristallizzazione dello zucchero, che conferisce all’uvetta la sua particolare consistenza.


Secondo una popolare leggenda orientale l’uva passa nacque per caso, come spesso avviene per molte preparazioni tradizionali. A quanto si narra, un sultano stava gustando un grappolo d’uva quando fu attaccato da una tigre. L’uva fu quindi abbandonata al sole e quando, dopo aver avuto la meglio sulla fiera, il sovrano ottomano tornò al suo grappolo, lo trovò essiccato. Stanco e affamato per la lotta, il sultano addentò comunque i frutti, scoprendo così che erano diventati ancora più gustosi e zuccherini.

Ricette con l’uva sultanina

L’uva passa viene utilizzata sia per ricette dolci, ad esempio nello strudel di mele, sia in ricette salate, per insaporire insalate di pasta o di verdure e ortaggi, mix di verdure e macedonie di frutta. La sua dolcezza particolare e intensa può valorizzare un dolce o una torta ed essere utilizzata come piacevole punto di contrasto in piatti salati, oppure per conferire una vena agrodolce alle preparazioni. Per esempio, l’uvetta può essere usata per dare un tocco originale e particolare, anche su quiche e torte salate. In Italia viene utilizzata soprattutto per preparazioni tradizionali e popolari dolciarie. Ne è un esempio il classico panettone natalizio, preparato con uva passa e canditi.
Alcune preparazioni richiedono che l’uvetta venga reidratata. In altri casi, si utilizza invece secca, così come viene acquistata. Per reidratare l’uva sultanina, è sufficiente lasciarla immersa in acqua tiepida per almeno mezz’ora. Per creare dolci alcolici o per mettere sotto spirito l’uvetta non è possibile lasciarla semplicemente a bagno nel liquore. Prima, sarà necessario reidratarla con acqua: solo allora sarà possibile realizzare la bagna alcolica. In caso contrario, questa non verrà assorbita correttamente dal frutto secco.
L’uva sultanina si può preparare anche in casa, disidratando degli acini di uva al forno, ma si tratta di un ingrediente molto comune e facilmente reperibile, disponibile generalmente in tutti i supermercati e negozi di alimentari. In commercio, si trova uva sultanina e frutta secca in genere di grande qualità, selezionata e confezionata con molta cura.

L’uvetta a colazione, pranzo e cena

Come detto, l’uva sultanina può essere utilizzata in numerose preparazioni. Quindi, è semplice inserirla all’interno di una dieta varia ed equilibrata in diversi tipi di ricette, per consumarla abitualmente. L’uvetta, infatti, è in grado di apportare molti benefici all’organismo. L’uva sultanina può essere consumata sia a pranzo che a cena, visto che è facilmente digeribile. Nonostante il suo contenuto elevato di zuccheri, è indicata anche nell’alimentazione dei diabetici. Infatti, pare che sia in grado di contribuire a contrastare l’insorgere della pericolosa malattia.
L’uva passa si può consumare anche a colazione o come spuntino energetico durante la giornata. Uno dei lati positivi di questo frutto secco è che non necessita di elaborate preparazioni: basterà aggiungere un cucchiaino di uvetta ad un vasetto di yogurt o ai classici cornflakes per renderli più dolci, più sani e dare una marcia in più alla solita colazione.
Non esistono particolari controindicazioni all’eccessivo consumo di uva sultanina, anche perché, tradizionalmente, è difficile consumarne grandi quantità. Pur utilizzata spesso in cucina, raramente l’uvetta viene consumata pura, se non per piccoli e leggeri spuntini.

Valori nutrizionali e benefici dell’uvetta

Essendo essiccata, l’uva sultanina non contiene acqua ed è un vero concentrato di elementi molto importanti per garantire la salute dell’organismo.
Innanzitutto, è un alimento ricco di fibre vegetali che favoriscono il transito intestinale. Grazie al suo elevato contenuto zuccherino, l’uvetta può essere utilizzata come spuntino veloce ed energetico soprattutto da chi pratica sport.
L’uvetta contiene buone quantità di vitamine E e K, in grado di garantire un effetto antiossidante e antietà grazie alla loro capacità di combattere i radicali liberi. L’uva passa è anche un’ottima fonte di minerali, fra cui potassio, sodio, ferro, calcio e magnesio.
Come la maggior parte della frutta, questo alimento è estremamente povero di grassi e può essere utilizzato anche da chi sta seguendo una dieta o vuole provare a perdere qualche chilo di troppo. A causa del suo elevato contenuto di zuccheri l’uvetta è un alimento molto calorico che, però, in genere, viene utilizzato in quantità abbastanza ridotte da non incidere negativamente sul bilancio dei piatti in cui compare come ingrediente.
L’uva sultanina, quindi, quindi è un alimento adatto a tutti e in grado di apportare notevoli benefici al corpo. Se assunta regolarmente, l’uvetta contribuire anche a regolare la pressione sanguigna e proteggere la vista. È un alimento ottimo per risvegliare l’intestino pigro e, nonostante la lavorazione industriale, è un prodotto completamente vegetale, a cui non vengono aggiunti additivi di nessun genere.Perciò, è un alimento perfetto anche per vegani, vegetariani e per la maggior parte delle persone che seguono diete particolari.

 

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Tue, 04 Dec 2018 15:43:41 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=30
Che cosa sono gli abbattitori di temperatura http://www.cosacucino.net/blog.php?d=29 abbattitori di temperatura

Abbassare la temperatura degli alimenti in modo repentino ed efficace è possibile grazie ad appositi dispositivi che prendono, appunto, il nome di abbattitori di temperatura: al loro interno possono essere collocati sia cibi caldi che cibi a temperatura ambiente. Nel giro di pochi minuti, qualsiasi prodotto alimentare può essere portato a 3 gradi, in modo tale che esso possa essere collocato in frigo senza che si corra il rischio della comparsa di cristalli di ghiaccio. Un abbattitore può trovare posto, oltre che in ambito industriale, nelle cucine professionali di pizzerie e ristoranti; sempre più di frequente, inoltre, questo elettrodomestico sta iniziando a fare capolino anche nelle cucine private, e in generale nelle case degli italiani, non solo per la sua capacità di far durare più a lungo gli alimenti, ma anche perché è in grado di diminuire in maniera sensibile la carica batterica dei cibi.

Insomma, se un tempo un abbattitore era prerogativa quasi esclusiva di gelaterie, pasticcerie e locali di ristorazione, oggi lo scenario commerciale si è amplificato, anche perché tale dispositivo viene spesso mostrato da programmi tv di cucina: di conseguenza il grande pubblico ha imparato a conoscerlo e ha iniziato a volerlo in casa propria, fermo restando che ovviamente un abbattitore professionale ha dimensioni e volumi differenti rispetto a un modello per la casa. L’abbattitore può essere utilizzato, tra l’altro, per conservare il pesce che è destinato a essere consumato nel sushi o nel sashimi, e che quindi non deve essere cotto. Le norme italiane impongono ai ristoranti di mantenere il pesce crudo a una temperatura di 20 gradi sotto zero per non meno di 24 ore prima che esso possa essere servito. Tale alimento, infatti, può essere infettato da un parassita noto con il nome di anisakis, che si può trovare nelle viscere dei pesci. L’anisakis è un verme di piccole dimensioni ma tremendamente pericoloso, al punto che è capace – una volta ingerito dall’organismo umano – di perforare l’intestino e altri organi.

Insomma, anche se si ha in mente di preparare dei piatti a base di pesce crudo in casa, è sempre essenziale fare affidamento su un abbattitore, pur tenendo presente che il pescato nella maggior parte dei casi viene eviscerato rapidamente proprio per evitare conseguenze pericolose. Qualche doverosa precauzione in più, però, non fa mai male. 2001Refrigerazione è una delle aziende che forniscono abbattitori di temperatura, proponendo un vasto assortimento di soluzioni tale da assecondare le esigenze più diverse.

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Tue, 04 Dec 2018 15:39:05 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=29
Dolcetto o scherzetto http://www.cosacucino.net/blog.php?d=28 Dolcetto o scherzetto

Volete passare un divertente Halloween con i vostri bambini più piccoli? Comprate la zucca, la farina, il burro, lo zucchero e le uova e preparate assieme a loro dei  golosi dolcetti. Procuratevi poi degli stampini a forma di fantasma e il gioco è fatto! Se volete rendere la ricetta ancora più golosa, acquistate delle gocce di cioccolato e, mettendo all'opera i vostri piccoli aiutanti, fategli decorare i biscotti. È un' idea facile da realizzare per la merenda dei più piccoli e per una festicciola a tema.

Preparazione:

Step 1

Preparate gli ingredienti: setacciate la farina, dosate lo zucchero di canna e il lievito; fate fondere il burro e sbattete l’uovo. Cuocete la zucca sino a renderla morbida, tanto da poterla frullare o schiacciare con una forchetta. Pelate e grattugiate un pezzetto di radice di zenzero e spremetene la polpa.

Step 2

In una ciotola, disponete la farina e unite lo zucchero e il lievito. Aggiungete la zucca, l’uovo sbattuto e il burro fuso. Unite all’impasto la radice e il succo di zenzero e lavoratelo con le mani, sino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Avvolgete l’impasto con la pellicola e riponete in frigorifero a riposare per almeno 30 min.

Step 3

Trascorso il tempo indicato, stendete una sfoglia con un mattarello dello spessore di 3 mm circa e con le formine a fantasmino (o altre forme a piacere) preparate i biscottini. Con le gocce di cioccolato, decorate i biscotti; poi adagiateli su una teglia rivestita con carta forno. Spennellateli con un pochino di uovo sbattuto e cuocete in forno per 12 min. a 180° C.

Questa ricetta è facilissima da preparare, esige, però, un'astuzia. Una volta ottenuto un impasto liscio e omogeneo, mettetelo a riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. L'operazione vi permetterà di manipolare meglio la pasta e ottenere delle formine perfette.

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Wed, 31 Oct 2018 07:37:20 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=28
Come fare l'impasto per la pizza http://www.cosacucino.net/blog.php?d=27 La pizza è uno dei piatti più amati da grandi e piccini di tutto il mondo.

L'impasto base è lo stesso del pane (oovero farina, lievito, acqua e sale), ma a differenza di quest'ultimo è necessario aggiungervi l'olio per rendere il composto elastico e riuscire a creare il perfetto cerchio classico della pizza. Una volta pronto, può essere condito con ingredienti a scelta, dalla più classica margherita alle versioni più stravaganti come mele e gorgonzola.

Ingredienti (per una grossa pizza)
- 250 g di farina
- 1 bustina di lievito in polvere o 20 g di lievito fresco a cubetti, sciolto in un po’ di acqua tiepida
- 3 cucchiai di olio d’oliva
- 1 cucchiaino raso di sale
- 15 cl di acqua tiepida

impasto per la pizza

Preparazione:
- Mescola la farina e il sale con un cucchiaio di legno. Aggiungi il lievito versa dell’acqua tiepida e continua ad amalgamere ancora per un minuto. Aggiungi l’olio e impasta per 5 minuti, finché non diventa omogenea e si stacca dalle pareti del recipiente..
- Copri con uno strofinaccio pulito, lascia gonfiare la pasta in un luogo caldo (ad esempio nel forno preriscaldato a 30°C e poi spento) finché non raddoppia di volume, e cioè per circa 45 minuti.

Cottura: 240°C, 10 – 15 minuti, sorvegliando la cottura.
- Preriscalda il forno. Infarina il piano di lavoro e tiraci sopra la pasta, formando un disco, con le mani o il mattarello. Metti la pasta sulla lastra ricoperta di carta da forno. Condisci la pizza a piacere e inforna.

pizza

Trucchi e varianti
- Per un tocco originale sostituisci 1/3 dell’acqua con del vino bianco e aggiungi dell’origano.
- Profumala: con basilico o altre erbette, spezie, aglio tritato, senape
- Sostituisci 1/3 o 1/4 della farina con della semola fine di mais per dare una consistenza un po’ granulosa e croccante alla pasta.
- Fatti aiutare: la macchina per il pane serve apposta per impastare e far lievitare!
- Una ricetta veloce: sostituisci l’acqua con un vasetto di yogurt e usa del lievito chimico.
- Conserva la pasta per la pizza al fresco, coperta da una pellicola trasparente. Puoi anche congelarla: stendila su della carta da forno e poi avvolgila a tubo prima di metterla in una sacchetto di plastica.
- Per attivare il lievito più rapidamente, puoi aggiungere un pizzico di zucchero.
- Più olio c’è nell’impasto, più la pizza sarà croccante. Per tirare la pasta molto sottile, dovrai spolverare di farina a ogni passaggio del mattarello.

Il condimento:
- Pizza classica: la base è salsa di pomodoro, olio d’oliva, zucchero e spezie. Se sei di fretta, puoi usare del pomodoro concentrato e alcuni pizzichi di zucchero in polvere (per smorzare l’acidità del pomodoro), andrà benissimo.

- Pizza bianca: la base sarà allora composta da panna, mascarpone o ricotta.

I tipi più comuni di pizza:
- Margherita: la pizza di base. Salsa di pomodoro, mozzarella, origano.
- 4 stagioni: salsa di pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto, funghi, carciofini, olive.
- 4 formaggi: salsa di pomodoro o panna, mozzarella e 3 altri formaggi a scelta.
- Napoli: salsa di bomodoro, acciughe, olive.

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Sat, 03 Mar 2018 18:29:42 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=27
Zenzero: proprietà, valori nutrizionali http://www.cosacucino.net/blog.php?d=26 Zenzero: rimedi per i disturbi in vacanza

 

Lo zenzero viene usato come antinfiammatorio naturale e digestivo ed è tra i più efficaci medicinali antinausea e antivertigine. Con lo zenzero si possono trattare disturbi come il mal d'auto, il mal di mare, la nausea mattutina.

Le sue proprietà antiemetiche sembrano risiedere in effetti locali sulle pareti dello stomaco e dell'intestino. I principi attivi della pianta si concentrano tutti nella sua radice: sostanze non volatili, come i gingeroli, resine e mucillagini.

Nella medicina tradizionale dell'Estremo Oriente, lo zenzero è impiegato nel trattamento dell'osteoartrite, dell'influenza, come stimolante del cuore, come protettivo della mucosa gastrica.

Grazie alle sue proprietà antibiotiche, lo zenzero è un valido alleato di stomaco, intestino, cuore e apparato circolatorio.

Anche l'olio essenziale di zenzero è ricco di importanti proprietà. Infatti è antinausea, tonificante, antidolorifico, digestivo, antivirale e afrodisiaco.

Lo zenzero è utile anche contro l'alitosi: può essere d'aiuto, infatti, sorseggiare acqua calda bollita per 10 minuti con zenzero fresco, un rimedio che favorisce la digestione e contrasta l’accumulo di tossine e la fermentazione batterica.

Calorie e valori nutrizionali dello zenzero

100 g di zenzero fresco contengono 80 kcal, e: 

  • Proteine 1,82 g
  • Carboidrati 17,77 g
  • Zuccheri 1,7 g
  • Grassi 0,75 g
  • Colesterolo 0 mg
  • Fibra alimentare 2 g
  • Sodio 13 mg

 

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Tue, 13 Feb 2018 18:59:51 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=26
Le proprietà terapeutiche dell'artemisia http://www.cosacucino.net/blog.php?d=25 La scoperta dei benefici terapeutici dell'artemisia, che i Galli chiamavano "ponema", non è affatto recente. Questa pianta erbacea è sempre stata riconosciuta come ottimo stimolante per la digestione, antispasmodico, antinfiammatorio, diuretico, antifungino e antibatterico potente.

Uso interno

Allevia i disturbi digestivi: coliche, diarree croniche, dolori viscerali, senso di gonfiore addominale, flatulenza. Stimola la secrezione dei succhi gastrici, favorendo quindi l'appetito. Potente vermifugo: elimina i vermi intestinali.

Uso esterno

Usata nelle frizioni, allevia i mal di pancia, i dolori al torace e le contratture muscolari localizzate negli arti inferiori, conseguenti a sforzi fisici intensi. Trattamento delle flebiti e delle varici: stimola la circolazione del sangue. Nella medicina tradizionale cinese, la moxibustione è una tecnica che utilizza coni o bastoncini di artemisia riscaldati su alcuni punti o zone del corpo per curare diverse patologie. Attenua le crisi epilettiche e tiene lontani gli insetti pericolosi con la diffusione dei suoi oli essenziali.

Indicazioni terapeutiche abituali

In genere, questa pianta dalle molteplici virtù è indicata per calmare le mestruazioni dolorose. La sua proprietà di emmenagogo (NdR rimedio fitoterapico in grado di stimolare l'afflusso di sangue nell'area pelvica e nell'utero e, in alcuni casi, di favorire la mestruazione) consente di curare i disturbi mestruali nelle donne, come le dismenorree e le amenorree, aumentando le contrazioni uterine.

L'artemisia è spesso consigliata nel trattamento dei disturbi digestivi, dei dolori articolari e muscolari, dell'anoressia, degli spasmi, dell'insonnia e per l'espulsione dei vermi intestinali. Questa pianta vanta anche effetti antibatterici, tonici e diuretici.

Altre indicazioni terapeutiche dimostrate

Grazie alle sue azioni antifungine, antiparassitarie e antibatteriche, questo rimedio naturale consente di trattare diverse infestazioni causate da parassiti, come l'infezione urinaria, il catarro o l'infiammazione delle vie aeree, oltre che le affezioni bronchiali. Questa pianta ad azione diuretica trova anche impiego nel trattamento degli edemi e dell'ipertensione arteriosa. L'utilizzo in caso di ritenzione idrica è particolarmente efficace.

Dosaggio

In fitoterapia, questo rimedio naturale è proposto sotto forma di polvere, capsule, oli essenziali e di foglie essiccate per infusioni. In ogni caso, è indispensabile rispettare le dosi prescritte nel foglio illustrativo per evitare possibili complicanze. Le capsule, per uso esclusivo degli adulti, sono raccomandate nei casi di inappetenza, oltre che nella cura dell'anoressia e di irregolarità del ciclo mestruale. La dose giornaliera massima raccomandata è di 5 capsule, ovvero 1.625 mg.

Le foglie essiccate vengono utilizzate nei decotti per alleviare gli spasmi muscolari, in particolare quelli della muscolatura dell'utero. Si devono lasciare in infusione circa 20 g di questa pianta per 15 minuti in 1 litro di acqua calda. Si raccomanda di bere 2 o 3 tazze della soluzione ottenuta in qualunque momento della giornata, in caso di dolori articolari o muscolari. Nelle donne che soffrono di amenorrea o di dismenorrea, il trattamento deve iniziare 10 giorni prima della mestruazione.

L'olio essenziale di artemisia viene impiegato nelle frizioni sulle parti dolenti del corpo per attenuare dolori causati da stanchezza, contratture muscolari o in caso di affezioni particolari come i reumatismi. È importante diluirla nell'olio vegetale per evitare di irritare la pelle. Posologia da rispettare: 30% di olio essenziale e 70% di olio vegetale.

Questa pianta officinale funge inoltre da inibitore delle monoammino ossidasi (MAO), ovvero come antidepressivo.

Parti utilizzate

La maggior parte dei principi attivi dai benefici curativi della pianta si concentrano nelle foglie e nelle sommità fiorite.

Principi attivi

I principi attivi contenuti nelle foglie sono gli alcol sesquiterpenici, i lattoni sesquiterpenici e gli acidi sesquiterpenici. Contiene anche flavonoidi, cumarini, pollini, steroli e triperteni. L'essenza estratta dalle sommità fiorite racchiude anche lattoni sesquiterpenici, tra cui l'artemisina, tuioni, idrossicumarine, flavonolglicosidi, pollini, cumarini, tannini e svariati oligoelementi come calcio, potassio, zinco, magnesio, fosforo, zolfo e iodio.

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Thu, 14 Jan 2016 11:16:42 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=25
Proprietà della Portulaca: l’erba grassa ricca di Omega-3 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=24 La Portulaca (Portulaca oleracea L.) è una pianta erbacea succulenta della famiglia delle Portulacaceae.
Originaria dell’India e forse del sud America, oggi è diffusa in quasi tutte le zone a clima temperato del mondo, compresa l’Italia.
La pianta raggiunge un altezza massima di 30-35 cm ed è caretterizzata da fusti carnosi, striscianti e ramificati, di colore marrone-rossastro e da foglie ovali, color verde chiaro, anch’esse carnose.

In Italia la Portulaca cresce un po’ ovunque ed è considerata alla stregua di un’erbaccia infestante. La si può trovare facilmente negli orti, lungo le sponde di fossati, nei campi, accanto ai marciapiedi e tra i campi incolti. La Portulaca è conosciuta nelle diverse regioni d’Italia con diversi nomignoli quali: porcellana comune, porcacchia, sportellecchia, erba grassa, erba dei porci, ecc.

Proprietà della Portulaca

Fra tutte le malerbe cittadine, la Portulaca è probabilmente una tra le erbe mangerecce più conosciute.

Quei cespuglietti verdi che crescono ovunque fra le crepe dei marciapiedi, tra i margini delle strade e i lati dei tombini e che calpestiamo distrattamente ogni giorno, sono da sempre ed in tutto il mondo, coltivati con cura e considerati una vera e propria leccornia gastronomica, di dignità pari, se non superiore, a quella della comune lattuga.

La Portulaca fino a qualche decennio fa veniva consumata quotidianamente anche dalle nostre parti, ma come molti altri usi e costumi, anche questo è andato via via scemando.
Recentemente però la Portulaca è tornata alla ribalta per le recenti pubblicazioni inerenti le sue notevoli proprietà nutrizionali e medicamentose.

Tutta la parte aerea della Portulaca è commestibile: foglie, fiori, semi e fusto.
In particolare in cucina vengono utilizzate le foglie, crude, o cotte, ma senza dubbio è mangiandole crude che il nostro organismo ne trarrà vantaggio, in quanto manterremo inalterati le vitamine e i sali minerali che con la cottura andrebbero inevitabilmente distrutti.

Valori nutrizionali della Portulaca oleacera (100 g di foglie fresche) :

Calorie kcal. 16
Acqua % 94
Proteine % 1.3
Carboidrati % 3.4
Grassi % 0.1
Ceneri % 1.2

La sua reintroduzione nella nostra dieta è caldeggiata da molti nutrizionisti per le particolari caratteristiche degli acidi grassi che contiene. Infatti la Portulaca è una delle maggiori fonti vegetali di acidi grassi Omega-3; 100 g di foglie di Portulaca contengono all’incirca 350 mg di acido α-linolenico (acidi grassi facenti parte del gruppo di Omega-3).

Ricordo che gli Omega-3 sono per lo più concentrati nei pesci particolarmente grassi come salmone e sgombro, mentre tra gli alimenti vegetali li troviamo soprattutto nella frutta secca.

E’ dimostrato da decine di studi internazionali che gli Omega-3 influenzano positivamente la memoria, l’orientamento spazio-temporale, l’attenzione, la fluidità di parola e la velocità di elaborazione dei dati, migliorando sia le performance scolastiche sia quelle lavorative.

Altri grandi benefici si hanno a livello cardiovascolare, dove Omega-3 regolano l’equilibrio tra colesterolo buono e cattivo a vantaggio del primo e di conseguenza della circolazione. Hanno inoltre un azione antitrombotica, riducono i trigliceridi e migliorano il ritmo cardiaco, evitando l’insorgenza di aritmie.

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Wed, 13 Jan 2016 12:02:17 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=24
Come smascherare il falso olio extravergine di oliva? http://www.cosacucino.net/blog.php?d=23 Frodi alimentari: oggetto di mille contraffazioni, l'olio extravergine d'oliva ha ora dalla sua parte un nuovo metodo antifrode low cost e veloce che potrebbe essere usato direttamente nei punti vendita.

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa – coordinato da Valentina Domenici – ha infatti messo a punto un innovativo metodo anticontraffazione per l'olio extravergine d'oliva.

Le ricerche per arrivare alla nuova metodologia sono durate circa quattro anni, durante i quali sono stati fatti studi sull'invecchiamento e sui trattamenti termici cui può essere sottoposto l'olio di oliva. I risultati sono stati appena pubblicati sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.
 

COS'E' - "Il nostro metodo - spiega Valentina Domenici - permette di quantificare attraverso un processo matematico di deconvoluzione dello spettro di assorbimento UV-visibile, la concentrazione di quattro pigmenti principali dell'olio: luteina, feofitina-a, feofitina-b e β-carotene".

In pratica, l'olio viene inserito in una piccola cella in quarzo e in questo modo si acquisisce lo spettro che assume una forma caratteristica e fa subito capire subito se l'olio è stato contraffatto oppure no.

I pigmenti infatti, pur rappresentando solo il 2% del totale dei composti presenti nell'olio, sono fondamentali per testarne le qualità organolettiche e rivelare le eventuali frodi e manipolazioni.
I più comune casi di contraffazione sono il miscelamento con olio di semi di girasole, la cattiva conservazione in condizioni non ottimali di luce, calore e odori, e il riscaldamento, che di solito viene usato per eliminare quelle sostanze volatili che determinano un odore e un sapore sgradevole dell'olio stesso.

In tutti questi casi – ha concluso Valentina Domenici - la curva dello spettro che si ottiene cambia sostanzialmente e diventa una spia che svela la frode. Bastano pochi minuti e si ha già il responso, mentre utilizzando le metodologie più costose, le uniche ancora contemplate dai regolamenti dell'Unione europea, ci vogliono in media uno o due giorni di lavoro in laboratori specializzati.

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Mon, 16 Nov 2015 07:26:31 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=23
Come risparmiare sulla spesa al supermercato http://www.cosacucino.net/blog.php?d=22 Uno dei rischi del fare la spesa nel “mondo moderno” è farla di fretta e sprecare denaro: in fretta e furia si esce dal lavoro, si sale in macchina e si entra nel più vicino supermercato, che sta per chiudere; senza soffermarsi troppo si riempie il carrello lasciandoti guidare dalla fame, dalla fretta, dall’abitudine, dalla comodità di preparazione, dalla pubblicità, dall’irresistibile richiamo delle offerte speciali.

Quante volte abbiamo vissuto una situazione simile? I ritmi di vita contemporanei spesso ci costringono ad agire senza pensare, sull’onda della fretta e dell’emergenza.

Come risparmiare sulla spesa settimanale al supermercato, per fare acquisti in maniera intelligente.

  1. è molto utile preparare una lista secondo le reali necessità e consumi
  2. scegliere i mercati e supermercati dove possiamo trovare varietà e prodotti freschi, di stagione e del territorio
  3. è importante soffermarsi a leggere le etichette per selezionare i prodotti di migliore qualità, e non cedere ai richiami degli slogan o dei colori
  4. ma soprattutto… evitate di fare la spesa a stomaco vuoto! La spesa consapevole non fa solo bene alla salute, ma anche al portafoglio.
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Thu, 23 Apr 2015 17:14:03 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=22
Come riciclare gli avanzi http://www.cosacucino.net/blog.php?d=21 Riciclare gli avanzi è una vera e propria arte e saperla mettere in pratica può essere estremamente conveniente, a maggior ragione in questi tempi di crisi.

Ecco qualche consiglio per trasformare gli avanzi in piatti gustosi, a costo zero.

Purea e crocchette

Gli scarti di trance di pesce spada, cernia o salmone possono essere facilmente ridotte in purea ed utilizzate per realizzare delle appetitose crocchette.

Pesce in umido

Se avanza il pesce in umido, la soluzione più rapida ed efficace è ricavarne un sugo per la pasta, unendo della salsa di pomodoro insaporita da erbe aromatiche e lasciando cuocere per qualche minuto.

Crostacei

Se tra gli avanzi avete dei crostacei, ripuliteli dai carapaci e provate ad utilizzarli per la preparazione di una crema o una zuppa di pesce. Le teste e le chele vanno tostate in padella con aglio e cipolla, sfumate con del vino bianco e portate a cottura con l’aggiunta di brodo vegetale. Dopodiché, filtrate il tutto e scegliete se preparare una prelibata zuppa di pesce, dove far cuocere della pasta fresca, o una crema.

Avanzi di pesce bollito

Con gli avanzi del pesce lesso è possibile preparare gustosi antipasti. Con un frullatore ad immersione, unite il pesce a delle patate lessate ed olio extravergine di oliva ed insaporite il tutto con aglio, prezzemolo, pepe e scorza di limone. Spalmate il composto ottenuto sul pane tostato o dei crostini e servitelo come antipasto.

Insalate

Se avete preparato una squisita impepata di cozze, sgusciate gli avanzi e preparate un’insalata. Basta unire pomodori a cubetti, basilico, capperi, sedano, olio ed un goccio di limone.

Calamari e seppie

Tagliateli a listarelle, uniteli a delle zucchine trifolate e peperoni grigliati e diventano l’ideale per aromatizzare il cous cous.

Acqua di cottura

Con l’acqua di cottura avanzata potete cuocere gli spaghetti ai frutti di mare o, in alternativa, riutilizzarla come complemento del risotto con il pesce.

 

 

 

 

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Thu, 23 Apr 2015 17:04:09 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=21
Come si fa il Panettone in casa http://www.cosacucino.net/blog.php?d=20 Il Panettone è il dolce tipico del Natale italiano e in particolare della Lombardia e di Milano.

E' un prodotto che sta a metà tra l'arte della panificazione e la pasticceria. Il panettone infatti, secondo la ricostruzione storica più accreditata, nacque nel forno di un panettiere, un certo 'Toni' che per la prima volta impastò il suo pane con le uova, il burro, i canditi forse per una ragazza, creando il primo 'pane-de-toni', che è diventato il panettone che conosciamo.
La ricetta del panettone si è diffusa in tutta Italia e viene prodotto ovunque in versioni anche molto diverse tra loro, come succede quasi sempre.

La ricetta milanese del panettone resta quella originale ed è anche ufficialmente protetta con un marchio, che attesta soprattutto gli ingredienti e il procedimento di lavorazione che deve essere rigorosamente artigianale.

 

Per produrlo devono essere utilizzati esclusivamente i seguenti ingredienti:

Acqua - Farina (di provenienza lombarda, con assunzione di responsabilità del produttore) - Zucchero -Uova fresche lombarde Latte fresco lombardo - Burro di provenienza lombarda - Uvetta sultanina - scorze di arancia candite, -cedro candito calibro minimo 8 x 8 - Lievito naturale - Sale

Si possono eventualmente utilizzare in aggiunta: Miele (con indicazione di quale tipo e della sua provenienza lombarda) - Vaniglia naturale - Burro di cacao.  

Non è consentito l'uso di alcun altro ingrediente, ed in particolare di: tuorli congelati, tuorli pastorizzati, siero di latte e derivati, latte UHT, latte condensato, latti fermentati, yogurt, burro anidro, grassi vegetali (ad esclusione del burro di cacao), lievito di birra, malto ed estratto di malto, vanillina, amido, lecitina di soia, emulsionanti, aromi naturali, coloranti, conservanti.  

È severamente vietato l'uso di qualsiasi ingrediente proveniente da OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Dunque come vedete tra le caratteristiche fondamentali del Panettone c'è l'utilizzo di Lievito naturale. Questa è la base fondamentale per preparare il panettone, anche in casa ed è questo innanzitutto che lo rende molto diverso dal prodotto industriale, che invece utilizza, in generale, il lievito di birra.

Fare il Panettone in casa, è solo questione di tempo, pazienza, ingredienti di qualità. Non ci sono particolari difficoltà nella realizzazione, anzi.
E' un dolce, che si basa sui metodi e sui tempi della panificazione e della lievitazione naturale, che ha bisogno di tutto il tempo che richiede.

Considerate che dal momento in cui cominciate, occorrono almeno 2 giorni interi di lavorazione e lievitazione, prima di arrivare al giorno di cottura e che dovete avere a disposizione il lievito madre già efficiente e rinfrescato.  Se partite da zero, iniziate perciò dalla preparazione del lievito il lunedi. A fine settimana potrete iniziare a preparare il vostro panettone.

Ingredienti: (per 2 panettoni da 750 g)


  • 500 g di farina 00
  • 600 g di manitoba (o anche tutta manitoba)
  • 200 g di lievito madre
  • 6 uova (4 tuorli)
  • 300 g di zucchero
  • 350 g di burro
  • 15 g di sale
  • 3 cucchiai colmi di miele 
  • 1 bustina di vaniglina
  • 250 g di uvetta
  • 250 g di canditi
  • scorza grattugiata di 1 arancia 

Difficoltà: Media
Tempo di preparazione: 3 giorni
Tempo di cottura: 30/40 minuti
Occorrente: Planetaria o sbattitore con ganci per impastare, ciotola extra large, bilancia, telo pulito, stampi per panettone

Preparazione:

1° giorno - 1° impasto ore 12:00

 In una ciotola impastiamo 100 g. di lievito madre con 100g. di farina, 10 g. zucchero, 100 g. di acqua a temperatura ambiente, solo il tempo di amalgamare gli ingredienti.
Copriamo con la pellicola e teniamo in luogo tiepido - non caldo - finchè non raddoppia il volume.

2° impasto

Nella ciotola con la frusta per impastare, iniziate a impastare altri 100 g di lievito madre con 200 g d'acqua a temperatura ambiente e 100 g di zucchero.
Mentre impastate unite la pasta lievitata e, continuando a impastare, 200 g di farina. Quando la farina sarà ben assorbita unite 1 tuorlo e impastate. Altri 100 g. di zucchero e impastate. Altri 200 g. di farina. Quando la farina sarà ben incorporata, unite il 2° tuorlo. Impastate.
Unite infine 125 g. di burro fuso, ma non bollente. Impastate bene finchè avrete ottenuto una pasta liscia ed elastica.
Trasferite nella ciotola di lievitazione. Coprite con la pellicola e lasciate a lievitare fino al mattino dopo.

2°giorno - III impasto - ore 7.00

Riprendiamo il nostro impasto dalla scatola di lievitazione, lasciando accesa la lampadina. Trasferiamo nella ciotola per impastare e con la frusta per impastare iniziamo a mescolare la pasta lievitata da sola, unite poi 1 uovo intero.
Quando è incorporato, aggiungete 170 g di farina e impastate. Aggiungete 50 g di zucchero e impastate. Unite il 2° uovo e incorporare bene. Poi altri 50 g di zucchero.
Quando tutto è ben assorbito aggiungete altri 130 g di farina e impastate. Infine, unite 125 g di burro fuso ma non caldo e tutto il sale.
Fate attenzione che il sale deve entrare nella pasta non a secco perchè rompe il glutine. Trasferite l'impasto nella ciotola di lievitazione e rimettete a lievitare per 8 ore.


IV impasto ore 15.00

Mentre la pasta lievita fate rinvenire l' uvetta e tagliate a pezzettini i canditi. Passateli velocemente nella farina.
Quando la pasta avrà di nuovo lievitato per almeno 3 volte il suo volume, riprendetela dalla scatola di lievitazione, lasciando la lampadina accesa.  
Iniziate a impastare la pasta lievitata, unite poi 1 tuorlo. Impastate. Quando è ben assorbito unite 100 g  di farina e impastate. Un altro uovo e impastate. I 3 cucchiai di miele, la vaniglina e impastate.
Unite lentamente l'uvetta e i canditi e gli ultimi 100 g di farina. Unite altri 80 g di burro fuso ma non caldo. Quando l'impasto è ben incordato formate due palle e rimettete a lievitare fino a che non avrà di nuovo triplicato il volume.

ore 20.00/22.00
Riprendete gli impasti, ungetevi bene le mani con il burro e lavorate gli impasti fino a formare una palla liscia e omogenea con ognuno.
Trasferite negli stampi di carta già imburrati. Posizionate gli stampi  sotto la scatola di lievitazione e lasciate lievitare fino al mattino successivo. In questa fase la pasta arriverà a lievitare fino a sporgere dal bordo dello stampo.

3° giorno - preparazione e cottura - ore 7.00
Scoperchiate la vostra scatola di lievitazione e spegnete la lampadina.  Riprendete i vostri stampi con delicatezza e appoggiateli su una placca da forno. Con una lama affilata e imburrata fate un'incisione a croce in cima ad ogni panettone.
Distribuite fiocchetti di burro all'interno dei tagli. Accendete il forno a 190° STATICO.
Infornate il panettone a 190° per 10 minuti e altri 15/20 minuti a 170°. Togliete dal forno quando saranno ben dorati. Controllate la cottura interna con lo stecco di legno.
    Sfornate il Panettone e rovesciatelo immediatamente, utilizzando degli stecchi di legno per far raffreddare il vostro panettone a testa in giu'. Basteranno una decina di minuti. Questo evita che le uvette e i canditi vadano a depositarsi sul fondo della pasta. Una volta freddato, incartate il panettone con un sacchetto trasparente per alimenti e attaccate la vostra etichetta con gli ingredienti e la data di preparazione.

Si conserva benissimo per almeno 15 giorni.


 

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Mon, 08 Dec 2014 18:57:05 +0000 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=20
Cibi scaduti http://www.cosacucino.net/blog.php?d=19 Fino a quando li si può consumare oltre la data di scadenza

 

Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

Cosa dice la legge

Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc. È scaduto! Lo butto o non lo butto? Come si diceva non tutti i cibi scaduti vanno buttati immediatamente nell'immondizia, di seguito alcune dritte per sapere come comportarsi. Attenzione però! Queste regole valgono se il prodotto è stato conservato correttamente e comunque è sempre bene annusarlo o fare un piccolo assaggio prima per esempio di darlo ad un bambino e comunque è sempre buona norma usare il buon senso.

Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

Tratto da: http://www.alimentipedia.it/cibi-scaduti.html
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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

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Thu, 18 Sep 2014 22:41:43 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=19
Additivi da evitare http://www.cosacucino.net/blog.php?d=18 Eccovi alcuni coloranti artificiali che sono tra gli additivi alimentari ritenuti più pericolosi che si possono trovare negli alimenti convenzionali. Hanno una DGA (dose giornaliera ammissibile) molto bassa, pertanto è alto il rischio di ingerirne una quantità superiore alla soglia di sicurezza.  Leggete quindi con molta attenzione l’etichetta per accertarvi della loro assenza tra gli ingredienti.

Questi coloranti (e tutti gli altri permessi nei prodotti convenzionali) sono vietati nei prodotti bio. 

Additivo

Effetti nocivi possibili

Alimenti che possono contenerlo

Giallo di chinolina (E 104)*DGA: 0,5 mg/kg p.c. Reazioni allergiche o di intolleranza alimentare. Prove in vitro indicano che è genotossico. È permesso usarlo in moltissimi alimenti tra cui le bevande analcoliche aromatizzate, frutta candita, prodotti della confetteria, biscotti e prodotti da forno, prodotti secchi a base di patate, cereali, fecole, pasta di pesce come il surimi,  insaccati, surrogati della carne e del pesce a base di proteine vegetali, preparati dietetici e integratori.
Giallo tramonto FCF o Giallo arancio (E 110)*DGA: 1 mg/kg p. c. Reazioni allergiche o di intolleranza alimentare con orticaria e asma. A rischio le persone asmatiche e intolleranti all’aspirina. Come E 104.
Amaranto (E 123)DGA: 0,15 mg/kg p. c. Come E 110. Nelle cavie, a dosi molto alte, mostra azione immunosoppressiva e causa calcificazione e ipertropfia renale, alterazioni del comportamento, aumento dei tumori al seno. Vini da aperitivo. Uova di pesce.
Ponceau 4R o Rosso* cocciniglia A (E 124)DGA: 0,7 mg/kg p. c Come E 110. Nelle cavie, a dosi molto alte, causa lesioni epatiche, atrofia della corteccia surrenale, morte prematura. Come E 104.
Eritrosina (E 127)DGA: 0,1 mg/kg p. c. Nelle cavie, a dosi elevate (4%), può provocare alterazioni della tiroide. Ciliegie da cocktail e candite, ciliegie Bigarreau in sciroppo e per cocktail di frutta.
Blu HT (E 155)DGA: 1,5 mg/kg p. c. Nelle cavie si osserva riduzione della crescita, alterazione dei parametri ematici, accumulo nel sangue del colorante e dei suoi metaboliti . Come E 104.
*Per questi coloranti, e anche per la tartrazina (E 102, l’azorubina (E 122) e il rossa allura AC (E 129), la normativa europea stabilisce che sia riportato in etichetta che possono avere effetto avverso sull’attività e sull’attenzione nei bambini.

 

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Sun, 31 Aug 2014 12:04:01 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=18
La DGA e gli additivi alimentari http://www.cosacucino.net/blog.php?d=17 Il parametro che viene considerato dalle autorità per stabilire se un additivo alimentare è nocivo e l’eventuale grado nocività  è la DGA, che è l’acronimo di  Dose giornaliera ammissibile.   Per definizione la DGA è “la quantità che, in base al peso della persona, può essere assunta nella dieta giornalmente, anche per tutta la vita, senza rischi individuabili allo stato attuale delle conoscenze. Si esprime in mg di additivo/kg di peso corporeo (mg/kg p. c.)

La DGA viene determinata con prove tossicologiche condotte sulle cavie.  Si somministrano alle cavie quantità crescenti dell’additivo in esame fino ad arrivare alla dose che risulta nociva. La DGA (per l’uomo) è la dose più alta risultata ancora innocua per le cavie divisa per un fattore di sicurezza che di solito è 100.
La classificazione

In base alla DGA, le Autorità hanno diviso gli additivi alimentati in tre gruppi:

I° gruppo degli additivi con DGA non specificata (es.: clorofille E 140);

II° gruppo degli additivi con DGA (es.: acido benzoico, E 210: DGA = 5 mg/kg p.c.);

III° gruppo degli additivi con DGA non assegnata (es.:4-esilresorcinolo, E 586).

Gli additivi del primo gruppo sono considerati del tutto innocui allo stato attuale delle conoscenze. Il fatto che non si specifici la DGA sta a significare che il consumatore non si deve preoccupare di quanto ne ingerisca.

Gli additivi del secondo gruppo sono invece considerati innocui a condizione appunto che se non si superi la DGA. Ovviamente, più bassa è la DGA dell’additivo, maggiore è il rischio che si possa ingerire una quantità nociva. Ad esempio, se si considerano i due coloranti rossi, eritrosina (DGA = 0,1 mg/kg) e cocciniglia (DGA  = 5 mg/kg), il rischio di oltrepassare la soglia di sicurezza è 50 volte più alto per l’eritrosina.

Gli additivi del terzo gruppo non hanno assegnata la DGA perché la dose che risulta nociva nelle prove tossicologiche è molto bassa oppure perché non esiste ancora una sufficiente documentazione scientifica e tossicologica per calcolarla.

Ovviamente il consumatore consapevole si chiede come mai le autorità permettano di utilizzare additivi alimentari del terzo gruppo…

Un criterio che le autorità potrebbero adottare per dare al consumatore maggiore sicurezza è quello di permettere soltanto l’impiego degli additivi del primo gruppo e di quelli del secondo che hanno una DGA alta.

Questo criterio è stato generalmente adottato per gli “alimenti per la prima infanzia “ e nei prodotti biologici.

Purtroppo in etichetta non è riportata la DGA degli additivi impiegati e quindi al consumatore non è dato sapere se quelli che assume  siano nocivi né  il grado di nocività.

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Sun, 31 Aug 2014 12:01:30 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=17
Etichette: cominciamo dagli ingredienti http://www.cosacucino.net/blog.php?d=16 Saper leggere l’etichetta è essenziale per fare una scelta consapevole e salutare. Potete infatti scegliere i prodotti alimentari che soddisfano di più le vostre necessità e il vostro gusto, fare una valutazione del rapporto/qualità prezzo rispetto ad altri alimenti della stessa categoria,  sapere se in essi  si annidano ingredienti che possono dare allergia o intolleranza.

 Cosa sono gli ingredienti?

Sono i prodotti alimentari (per esempio latte, farina, burro, olio, carne, ecc), le sostanze nutritive ricavate dagli alimenti stessi (come l’amido, la caseina, il glutine, le fibre, ecc.), gli aromi e gli additivi naturali o di sintesi, gli enzimi che sono stati utilizzati  per la fabbricazione e la preparazione di un determinato prodotto destinato alla nostra alimentazione. Gli ingredienti devono essere elencati in etichetta.

Non sono considerati ingredienti i coadiuvanti tecnologici (perché di solito, aggiunti nel corso del processo di produzione industriale, non si ritrovano nel prodotto finale), e i residui di pesticidi e di farmaci presenti, sebbene sotto la soglia di sicurezza, negli ingredienti vegetali o animali utilizzati. Queste sostanze, perciò, non devono essere riportate in etichetta.

In quale ordine gli ingredienti sono riportati in etichetta?

Gli ingredienti utilizzati sono elencati in ordine decrescente di peso. Ciò significa che il primo della lista è quello presente in maggiore quantità, l’ultimo in minore.

Ad esempio, nell’etichetta “frollino al cacao” sono elencati i seguenti ingredienti: farina di frumento, zucchero di canna, olio extravergine di oliva, cacao in polvere (5,1%), agenti lievitanti (carbonato acido di ammonio, carbonato acido di sodio), sale marino, aromi naturali.

Dunque, la farina di frumento è l’ingrediente presente in maggiore quantità, gli aromi naturali sono gli ingredienti presenti in minore quantità.

Vi potreste chiedere come mai solo per il cacao è indicata la quantità (5,1%, cioè 5.1 grammi per cento grammi di prodotto). La legge obbliga i produttori a indicare in etichetta la quantità degli ingredienti che sono citati nella denominazione di vendita del prodotto o che comunque lo caratterizzano (in questo caso, il cacao). Comunque il produttore può a sua discrezione indicare la percentuale anche di ingredienti non citati nella denominazione di vendita. Ciò avviene, di solito, per gli ingredienti di maggior pregio.
 

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Sun, 31 Aug 2014 11:57:43 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=16
Guida sulla sicurezza alimentare http://www.cosacucino.net/blog.php?d=15 La sicurezza alimentare viene spesso percepita dal consumatore come una responsabilità solo del produttore o del distributore di alimenti, senza comprendere quanto in realtà anche le azioni svolte dal consumatore stesso siano determinanti sul mantenimento della salubrità di un alimento e sulla sua conservazione.
Un alimento può essere pericoloso in quanto non sempre manifesta visibilmente alterazioni, rilevabili talvolta solo microscopicamente o “all’assaggio”.

Diverse possono essere le cause di alterazione di un alimento:
- fisiche es. contatto con aria
- chimiche es. luce/calore
- biologiche es. microrganismi

I microrganismi sono tra le cause di alterazione dei cibi più insidiose
I microrganismi sono tra le cause di alterazione dei cibi più insidiose perchè nella maggior parte dei casi non visibili ad occhio nudo; possono essere causa di patologie dovute ai microrganismi stessi (infezioni) o da sostanze da essi prodotte, tossine (tossinfezioni).

Nonostante ci si sforzi a mantenere tutto pulito, è impensabile poter garantire una sterilità assoluta nei luoghi in cui viviamo, non è un mondo asettico; è importante perciò, per il consumatore, capire come le proprie azioni quotidiane possano svolgere un ruolo fondamentale nella contaminazione di un alimento da parte di microrganismi e nel loro sviluppo.

I microrganismi come tutti gli esseri viventi presentano condizioni ambientali ottimali, di temperatura, sostanze nutritive o caratteristiche degli alimenti, in cui è favorita la loro crescita, spetta all’uomo promuovere azioni che contrastino con il loro sviluppo e prevengano contaminazioni negli alimenti.

Questo obiettivo comprende tutta la filiera alimentare ed include anche il consumatore

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Tue, 05 Aug 2014 09:37:38 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=15
Butta la crisi in pentola http://www.cosacucino.net/blog.php?d=14 Qualcuno mi ha detto che la parola “crisi” in giapponese è composta da due ideogrammi, uno significa “problema” e l’altro “opportunità”. In questo modo vengono messe in luce le due facce della medaglia suggerendo che ci sono possibilità anche nei momenti più bui…basta saperli trovare!
Noi occidentali siamo inclini a soffermarci sulla parte negativa, sul problema più che sulle opportunità che potrebbero esserci. In effetti quanto è cambiato il nostro modo di fare la spesa? Ci lamentiamo ma guardando cosa c’è nei carrelli della spesa non mi sembra che sia cambiato il nostro stile di vita. La risposta alla crisi e alla diminuzione di risorse non è comprare meno ma comprare in modo più consapevole, senza rinunciare alla qualità ma imparare per assurdo a comprare meglio!

Approfittiamo di questa opportunità per imparare a utilizzare ad esempio tagli di carne meno cari ma forse più gustosi di filetto e costata, gestiamo meglio la nostra dispensa come avrebbero fatto le nostre nonne ma sfruttando tutte le tecnologie che oggi abbiamo a nostra disposizione.
Guidate da buon senso e buon gusto impareremo a risparmiare dove si può senza rinunciare alla qualità delle materie prime.


Prendiamo l’esempio della carne.
Se voglio risparmiare non c’è bisogno di rinunciare alla qualità di una razza bovina italiana selezionata, potrò invece risparmiare chiedendo al banco della macelleria un taglio meno costoso, per esempio se voglio fare uno spezzatino mi farò tagliare della polpa dall’anteriore, sempre più economico del posteriore ma adattissimo alla cucina di tutti i giorni, la spalla è altrettanto buona della coscia ma è meno richiesta e quindi costa un po’ meno.

Se desideriamo fare un bel arrosto di maiale (italiano mi raccomando) in forno, non c’è niente di più tenero e gustoso della ‘coppa’, è un taglio meno pregiato dell’arista (…già il nome…) ma molto più morbido e a prova di cuoche inesperte che hanno il terrore di servire arrosti duri e stopposi, con un taglio di coppa è riuscita certa perché il filo di grasso del tipo di taglio renderà la carne tenera e saporita.

Spesso si spende non tanto per la qualità del cibo ma per tutto quello che ci sta intorno, è ovvio che se acquisto dei funghi trifolati in busta dovrò pagare anche per confezione e manodopera con il rischio di pagare molto di più per un prodotto mediocre ma molto manipolato!

Altro discorso deve essere fatto per i surgelati che mediamente sono economici quando si acquistano non piatti pronti ma ingredienti come pesce e verdure surgelati.
Possono essere molto comodi da tenere sempre a portata di mano e sono assolutamente soddisfacenti sotto il profilo nutrizionale.
Per tutte quelle preparazioni che non valorizzano tanto la forma del singolo ingrediente quanto il sapore come zuppe o stufati il surgelato è un ottima soluzione.
Riflettiamo anche su una cosa: è meglio un pesce pescato e conservato immediatamente sul peschereccio o un altro che viaggia per mezza giornata e poi giace sotto le luci del banco del pesce fresco al supermercato e che andremo a pagare almeno il doppio?

Un altro modo banale ma sempre efficace di risparmiare è quello di utilizzare solo frutta e verdura fresca ma di stagione, quando c’è ricchezza di produzione e non vengono utilizzati metodi forzati di maturazione, ne trarrà beneficio tanto la tavola quanto il portafoglio.
Un ultimo suggerimento: per non far salire il conto della spesa: evitate i semilavorati tipo sughi pronti, salse ecc.. a parte i grandi classici (tipo maionese per chi non vuole farla, ketchup, tabasco ecc) tutto il resto lo si può fare o sostituire con altro prodotto analogo fatto in casa.

Nelle ricette di Aiutoincucina troverete molte idee per ottimizzare ingredienti economici ma nutrienti e gustosi.

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Tue, 05 Aug 2014 09:36:51 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=14
Come si cucina un polpo http://www.cosacucino.net/blog.php?d=13 Imparate a cuocere il polpo con il metodo classico per ottenere un'insalata di polpo morbissima... tutti i vostri ospiti vorranno fare il bis!
Se pensavate che fosse difficile o peggio, come pensavo io "schifoso e viscido" vi accorgerete, come me, che non è così! e da ora in poi cucinerò un polpo a regola d'arte!

Cosa serve:
1 Polpo, 1 cipolla piccola o mezza grande, 3 foglie di alloro, 1 peperoncino fresco (se vi piace), 1 tappo di sughero (importantissimo!)

In un pentola portate a ebollizione l'acqua con la cipolla intera, l'alloro, il peperoncino e il tappo di sughero.
Quando bolle immergete piu' volte il polpo fino a quando i tentacoli non si arricciano.
Incoperchiate e fare cuocere per 40 minuti a fuoco basso.
Spegnete il fuoco e fate raffreddare con il coperchio.

Note:
per evitare che l'odore del polpo si diffonda in tutta la casa mettete un pezzo di pane impregnato di aceto bianco e mettetelo tra il coperchio e la pentola. Inoltre il tappo di sughero serve per mantenere il polpo morbido.

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Tue, 05 Aug 2014 09:36:04 +0200 http://www.cosacucino.net/blog.php?d=13