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La DGA e gli additivi alimentari

31-08-2014

Il parametro che viene considerato dalle autorità per stabilire se un additivo alimentare è nocivo e l’eventuale grado nocività  è la DGA, che è l’acronimo di  Dose giornaliera ammissibile.   Per definizione la DGA è “la quantità che, in base al peso della persona, può essere assunta nella dieta giornalmente, anche per tutta la vita, senza rischi individuabili allo stato attuale delle conoscenze. Si esprime in mg di additivo/kg di peso corporeo (mg/kg p. c.)

La DGA viene determinata con prove tossicologiche condotte sulle cavie.  Si somministrano alle cavie quantità crescenti dell’additivo in esame fino ad arrivare alla dose che risulta nociva. La DGA (per l’uomo) è la dose più alta risultata ancora innocua per le cavie divisa per un fattore di sicurezza che di solito è 100.
La classificazione

In base alla DGA, le Autorità hanno diviso gli additivi alimentati in tre gruppi:

I° gruppo degli additivi con DGA non specificata (es.: clorofille E 140);

II° gruppo degli additivi con DGA (es.: acido benzoico, E 210: DGA = 5 mg/kg p.c.);

III° gruppo degli additivi con DGA non assegnata (es.:4-esilresorcinolo, E 586).

Gli additivi del primo gruppo sono considerati del tutto innocui allo stato attuale delle conoscenze. Il fatto che non si specifici la DGA sta a significare che il consumatore non si deve preoccupare di quanto ne ingerisca.

Gli additivi del secondo gruppo sono invece considerati innocui a condizione appunto che se non si superi la DGA. Ovviamente, più bassa è la DGA dell’additivo, maggiore è il rischio che si possa ingerire una quantità nociva. Ad esempio, se si considerano i due coloranti rossi, eritrosina (DGA = 0,1 mg/kg) e cocciniglia (DGA  = 5 mg/kg), il rischio di oltrepassare la soglia di sicurezza è 50 volte più alto per l’eritrosina.

Gli additivi del terzo gruppo non hanno assegnata la DGA perché la dose che risulta nociva nelle prove tossicologiche è molto bassa oppure perché non esiste ancora una sufficiente documentazione scientifica e tossicologica per calcolarla.

Ovviamente il consumatore consapevole si chiede come mai le autorità permettano di utilizzare additivi alimentari del terzo gruppo…

Un criterio che le autorità potrebbero adottare per dare al consumatore maggiore sicurezza è quello di permettere soltanto l’impiego degli additivi del primo gruppo e di quelli del secondo che hanno una DGA alta.

Questo criterio è stato generalmente adottato per gli “alimenti per la prima infanzia “ e nei prodotti biologici.

Purtroppo in etichetta non è riportata la DGA degli additivi impiegati e quindi al consumatore non è dato sapere se quelli che assume  siano nocivi né  il grado di nocività.

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