Cosa Cucino Ricette di cucina per pranzi e cene di pasta, carne, pesce ma anche dolci, torte, dessert, antipasti e tanto altro!

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Mangiare la pasta a cena fa male?

16-02-2020

Sapevate, dunque, che l’idea che mangiare la pasta a cena facesse male è un falso mito?

Ci sono tante convinzioni molto diffuse a proposito di cosa significhi “mangiare sano” che richiedono un momento di riflessione e il parere di un esperto per chiarire in quali casi si tratti di un falso mito. La lista è piuttosto lunga. Basti pensare agli spinaci di Braccio di Ferro, considerati da molti come l’alimento più ricco di ferro, oppure alla convinzione che le uova facciano male. Oggi, insieme alla dottoressa Francesca Evangelisti, biologa nutrizionista, proveremo a capire quanto c’è di vero nell’idea che la pasta a cena faccia male.

La pasta a cena fa male? Il parere della nutrizionista

Molti sostengono che mangiare la pasta a cena, così come altre fonti alimentari a base di carboidrati complessi, possa risultare una cattiva abitudine, sia per la digestione e, di conseguenza, per il sonno, sia per il peso corporeo. Partendo da questa premessa, la biologa nutrizionista risponde subito alla domanda: non è vero che la pasta a cena fa male, tuttavia sconsiglia di consumarne una quantità abbondante. Vediamo perché.

I carboidrati sono fondamentali ad ogni pasto

Innanzitutto, la pasta, come altri cereali e alimenti derivati tra cui riso e pane, contiene un’elevata quantità di carboidrati complessi che, costituendo la nostra fonte energetica primaria, qualora venissero a mancare o ad essere carenti, potrebbero creare problemi al nostro organismo. “Tenendo conto di questo – aggiunge l’intervistata –  è facilmente intuibile come ad ogni pasto debba necessariamente essere presente una componente di carboidrati, che diano energia e che evitino che il nostro organismo la vada ad attingere da altri nutrienti quali, ad esempio, le proteine.”

I carboidrati si possono assumere in diverse maniere. Quelli semplici, per esempio, sono contenuti nella frutta che la nutrizionista suggerisce di consumare sin dalla colazione e rispettando la regola aurea delle cinque porzioni di frutta e verdura giornaliere. Durante i pasti, invece, assumiamo soprattutto carboidrati complessi come nel caso della pasta. ”Ciò significa che i carboidrati devono essere presenti sia a pranzo che a cena, e anche sotto forma di pasta. Questa, anche a cena quindi, va vista come una fonte di carboidrati, necessaria affinché il nostro organismo continui ad attingere energia anche a fine giornata.”

Occhio alla quantità e ai condimenti della pasta

Naturalmente, anche a  cena, esattamente come a pranzo, è utile prestare attenzione alla quantità di pasta. La dottoressa Evangelisti pone l’attenzione alle proporzioni: il piatto di pasta non deve eccedere le quantità di verdure e alimenti proteici e dev’essere calibrato secondo alcuni parametri individuali come: età, caratteristiche fisiche e livello di attività fisica svolto.

“È da evitare – specifica la nutrizionista –  una cena costituita unicamente da pasta ed in quantità, così come anche una pasta condita in maniera elaborata.” In particolare a cena, il primo piatto dovrebbe essere condito in maniera leggera, sia per favorire la digestione prima di dormire, sia per evitare di assumere troppi grassi.

“Via libera quindi a pasta condita con un filo di olio EVO e un po’ di parmigiano oppure con verdure o passata di pomodoro, evitando ragù e sughi elaborati.” Per quanto riguarda la quantità, invece, l’intervistata suggerisce di fare riferimento allo schema del piatto unico salutare, dove la pasta, quale fonte di carboidrati, dovrebbe rappresentare circa un quarto del piatto, con l’altra parte occupata da proteine e verdure.

“È opportuno comunque chiarire che una cena di questo tipo deve fare seguito naturalmente a un pranzo impostato nello stesso modo. Qualora, a pranzo, sia stato consumato un pranzo di soli carboidrati, come per esempio un piatto di pasta, allora a cena sarebbe opportuno mangiare solo un “secondo”, ovvero un pasto composto da un fonte proteica salutare (uova, formaggi magri, legumi, carne magra, pesce) e abbondanti verdure.” Quindi, facendoci sempre aiutare dalla dottoressa Evangelisti, possiamo dire che se abbiamo consumato un piatto abbondante di pasta a pranzo, allora è opportuno evitare di mangiarla anche  alla sera. Tuttavia, è utile tenere conto anche del contrario: se a pranzo abbiamo mangiato solo un secondo, nulla vieta di consumare un piatto di pasta a cena, ma sempre evitando una quantità abbondante e condimenti grassi e/o elaborati.

I falsi miti sull’alimentazione

16-09-2019

I falsi miti sull’alimentazione

L’alimentazione è uno degli aspetti alle quali nella vita di tutti i giorni si deve prestare molta attenzione. Una corretta alimentazione permette di stare bene sia a livello fisico che mentale, in quanto il benessere generale si riflette positivamente anche nei rapporti sociali. Negli ultimi tempi, però, c’è da difendersi da quelle false notizie che circolano spesso in merito a questo argomento, ovvero quei falsi miti sull’alimentazione che ancora oggi fanno parte dell’immaginario comune e delle abitudini della maggior parte delle persone

L’ananas non brucia i grassi

Una delle più diffuse credenze popolari è che l’ananas sia un frutto ottimale per bruciare i grassi. Questo è uno dei falsi miti perché in realtà non è così. L’ananas contiene bromelina, trattasi nello specifico di un enzima, il quale è stato indicato come quello capace di aiutare chi mangia il frutto a bruciare i grassi. In realtà, è errato pensare che la bromelina possa “bruciare i grassi”, perché agisce sulle proteine in modo da velocizzare la digestione e allo stesso tempo rallentare l’assorbimento di una parte dei grassi. In pratica, da questo si evince che la bromelina non va ad intaccare direttamente i grassi presenti nel corpo. Altro aspetto da osservare, è che la bromelina in prevalenza si trova nel gambo e non nella polpa, è per questo motivo che chi produce gli integratori ricava questa sostanza dagli scarti di lavorazione dell’ananas. Il fatto che l’ananas bruci i grassi è quindi una credenza popolare priva di basi scientifiche.

Acqua e limone la mattina non sono dimagranti

Una delle tante proprietà che sono state attribuite all’acqua con il succo di limone, è quella di favorire il dimagrimento. Coloro che sostengono questa pratica considerano come fautrice di questo una fibra specifica di cui è ricco il limone, ovvero la pectina. Sebbene il limone effettivamente abbia svariati effetti benefici sulla salute, affinché un individuo possa avere un senso di sazietà valido per giustificare il consumo di limone, dovrebbe assumere almeno 25 grammi di fibra ogni giorno. Ecco che, a questo punto, cade il mito dell’acqua con succo di limone. Infatti, nel frutto la fibra in questione è perlopiù collocata nella buccia (10,6 g), e nel succo vi è solo una minima parte (0,3 g). Acqua e limone dunque, è una bevanda che non contiene la dose necessaria affinché si possa sostenere che faccia dimagrire. Inoltre, c’è da dire che tecnicamente nemmeno mangiare un limone intero si può sostenere possa far dimagrire. Le fibre della frutta come quelle delle verdure aiutano un individuo a sentirsi sazio, quindi, più che a farlo dimagrire lo aiutano ad evitare di incorrere nel rischio di sovra-alimentazione.

I carboidrati non fanno ingrassare

Molte diete in circolazione, sia nelle riviste che sul web, tendono a mettere alla sbarra senza alcuna attenuante i carboidrati. Sono indicati come responsabili dell’aumento di peso, quindi ridotti o eliminati del tutto dal regime alimentare a cui viene sottoposto un individuo che vuole dimagrire. Dal punto di vista biochimico, si può sostenere che effettivamente ridurre i carboidrati possa provocare davvero una perdita di peso piuttosto rapida, ma è bene sapere che questo non può diventare una costante. Infatti, si tratta di un effetto raggiungibile solamente nel breve periodo, ma che non potrà essere perseguito e mantenuto a lungo. Per chi non ne sapesse molto in termini scientifici, i carboidrati rappresentano un elemento fondamentale affinché il funzionamento del nostro organismo sia corretto nel tempo. Tanto per fare un esempio di importanza elevata, il cervello utilizza come “carburante” il glucosio, che come sappiamo è il più semplice dei carboidrati. Nel caso il glucosio all’interno dell’organismo non sia sufficiente per il proprio fabbisogno, vengono metabolizzati i lipidi (grassi), producendo i corpi chetonici dei composti come elementi di scarto, i quali se vanno oltre un certo livello diventano dannosi per l’organismo.

Come difendersi dalle false notizie

Le fake news in merito all’alimentazione sono molto diffuse, purtroppo vi sono fin troppe persone che si considerano esperte di diete con la presunzione di avere nelle mani la bacchetta magica. In realtà almeno il 60 percento delle notizie che si reperiscono in rete sono parzialmente o del tutto errate, quindi si deve cercare di capire come sia possibile riconoscere la veridicità di certe informazioni. Per fare questo è sufficiente affidarsi agli esperti del settore, oppure dare più valore a quelle informazioni che siano state approvate dalle società scientifiche italiane ed internazionali e che sono state pubblicate su giornali o riviste del settore con l’autenticazione delle autorità sanitarie competenti. Vi sono delle associazioni scientifiche come ad esempio l’ADI e la SINU, che hanno tra i loro obiettivi la diffusione e la divulgazione dei risultati delle ricerche scientifiche che hanno carattere ufficiale. Tali informazioni possono essere considerate un punto di riferimento per discernere le verità scientifiche da quelli che sono meri “messaggi promozionali”, che sono spesso ingannevoli e possono rappresentare in alcuni casi un pericolo per la salute.

 

 

Le regole per un’alimentazione un’alimentazione equilibrata

07-02-2019

Proteine carboidrati e grassi, le regole per un’alimentazione equilibrata

Una dieta equilibrata è fondamentale per restare in buona salute e assumere attraverso il cibo tutti gli elementi indispensabili per tradursi in energia e vigore. Ma a volte sembra più semplice dirlo che metterlo in pratica. Proteine carboidrati e grassi, come orientarsi? Proviamo a capirci qualcosa in più.

Fabbisogno giornaliero

Proteine carboidrati e grassi: tre elementi indispensabili in una dieta equilibrata ma come gestirne l’assunzione e come rispondere quotidianamente al nostro fabbisogno proteico resta spesso un mistero. In realtà la prima domanda a cui rispondere è proprio: qual è il nostro fabbisogno giornaliero? Non esiste una sola risposta, le variabili da considerare sono davvero tante, le principale: uomo/donna, vita sedentaria/vita attiva.

Alimentazione equilibrata, da dove partire

Quindi la prima cosa da fare, una volta stabilito il peso da raggiungere, è la quantità di calorie di cui abbiamo bisogno ogni giorno. Partiamo da qualche formula, in generale l’idea di fabbisogno è data da una serie di fattori: 60-70 per cento è influenzato dl metabolismo basale, per funzionare a dovere assorbe la maggior parte delle calorie assunte. Il 10 per cento è composto dalla quantità di calorie che il nostro organismo utilizza per digerire e assimilare i nutrienti, mentre il 20-30 per cento rimanente viene investito per l’attività fisica. Esistono delle tabelle che scientificamente calcolano il fabbisogno calorico dei diversi soggetti proprio in funzione dello stile di vita condotto, del genere e dell’età.

Come bilanciare proteine, carboidrati e grassi

L’equilibrio del peso corporeo è facile da mantenere proprio attraverso la gestione di una dieta sana, varia e adeguata alle esigenze di ognuno. La prima cosa da chiarire è che non basta saper mangiare, trovare il punto di equilibrio tra proteine carboidrati e grassi per essere sempre in forma, molto fa una corretta gestione dell’attività fisica, che non deve mai mancare. Più in generale, però, è bene saper gestire il nostro rapporto quotidiano con la tavola per non fare errori. La prima cosa da fare è passare in rassegna i componenti degli alimenti per poter costruire così la piramide del benessere.

Carboidrati

Quali sono i cibi che contengono carboidrati? Pane, pasta e non solo. Parliamo di un elemento fondamentale della nostra dieta perché capace di darci energia e “legna da ardere”. Sconsigliato però, consumarli più volte al giorno e in dosi abbondanti. Impossibile resistere a un piatto di pasta fumante? Perfetto ma meglio preferire quella integrale e lo stesso vale per il pane. Le farine integrali, infatti, così come la farina di kamut, sono molto più semplici da digerire, più leggere e rispondono meglio alle necessità di una dieta equilibrata e salutare. Quanti carboidrati al giorno? Un’altra domanda a cui non è poi così semplice rispondere. In generale, la quantità di carboidrati da inserire in dieta è pari a circa 250 grammi al giorno, è la quantità di base perfetta per rifornire tutti i nostri tessuti glucido-dipendenti. In un modo o in un altro, anche quando si è in presenza di un regime alimentare impostato lungo i rigidi dettami della dieta è bene ricordare che non bisognerebbe mai scendere al di sotto dei 150 grammi al giorno.
I nutrizionisti consigliano di assumere un quantitativo giornaliero di carboidrati pari a circa il 50- 55% dell’apporto calorico giornaliero.

Proteine

I regimi alimentari proteici aiutano a perdere peso? Certo ma violano ogni principi odi equilibrio e a lungo andare possono avere conseguenze negative importanti. Le proteine negli alimenti sono una costante ma senza dubbio è la carne a contenerne la quantità maggiore. Ci sono alcune proteine presenti solo nella carne, tanto che nei regimi vegetariani è necessario assumerle con integratori ad hoc. Le proteine sono fondamentali per un corretto sviluppo muscolare ma di quante proteine abbiamo bisogno al giorno? La prima cosa da chiarire è che in questo caso parliamo di un elemento che va introdotto ogni giorno nella dieta perché non si fa “scorta” di proteine. Secondo le linee guida dell’EFSA (European Food Safety Authority) parliamo di 0,83 g per kg di peso corporeo al giorno per adulti e anziani. In caso di lattanti, bambini e adolescenti: tra 0,83 g e 1,31 g per kg di peso corporeo al giorno, a seconda dell’età. Per le donne in gravidanza si consiglia un’assunzione supplementare di 1 g, 9 g e 28 g al giorno rispettivamente per il primo, secondo e terzo trimestre. Per quelle in allattamento, invece, l’assunzione supplementare è pari a 19 g al giorno nei primi 6 mesi di allattamento e a 13 g al giorno nel periodo successivo. Anche per gli sportivi si suggerisce di addizionare la normale quantità giornaliera di proteine con l’aggiunta di 1.6 grammi per chilo corporeo.
I nutrizionisti consigliano di assumere durante l’arco della giornata una quantità di proteine pari a circa il 15-20% dell’apporto calorico giornaliero.
Queste proteine dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine vegetale.

Grassi

Sbagliatissima la guerra ai grassi a prescindere. Anche questi elementi sono indispensabili in un corretto regime alimentare. A cosa servono? Sono fondamentali come fonte concentrata di energia, hanno un ruolo di primaria importanza nella protezione e nel sostegno di organi vitali e dei nervi del corpo, difendono il corpo e mantengono la temperatura corporea. Inoltre, sono fondamentali per l’assorbimento e il trasporto delle vitamine liposolubili e svolgono un’importante funzione nel diminuire la secrezione gastrica, mantenendo intatta la sensazione di sazietà. E’ importante conoscere bene questi elementi perché si dividono in diverse famiglie e vengono grossolanamente separati in grassi buoni e cattivi. Un paio di esempi. I grassi di origine vegetale aiutano ad assimilare le vitamine A, D, E e K, mantengono sane le cellule del corpo e il colesterolo nel sangue a livelli bassi. Quelli saturi, invece, molti dei quali sono di origine animale, sono da consumare con moderazione perché da grassi si trasformano presto in grasso. Inoltre, hanno tante conseguenze negative: rischiano di ostruire le arterie, si traducono in colesterolo e trigliceridi, attraggono sostanze cancerogene. Quanto assumerne al giorno? Rispetto alle calorie consumate con la dieta quotidiana la quantità di grassi da assumere ogni giorno è pari al 25-30% dell’apporto calorico totale, soprattutto perché bisogna fare i conti con la realtà dei fatti: la maggior parte dei grassi assunti con l’alimentazione è satura, perché proviene da origina animale. Dove trovarli? Le fonti di grassi sono diverse e spaziano dall’olio d’oliva al burro, dalla margarina alla frutta secca.
Ad ogni modo, la dieta mediterranea consiglia di non superare i 55 grammi di grassi al giorno.

Una questione di equilibrio

Sarà ridondante ma la verità è che una dieta bilanciata passa per la capacità di variare cibi e portare in tavola alimenti salutari che si caratterizzano per componenti ed effetti diversi. In questo modo è possibile garantire un minimo di equilibrio anche nell’assunzione delle componenti fondamentali della nostra dieta. Senza mai dimenticare che il regime alimentare noto come dieta mediterranea rappresenta una vera e proprio eccellenza.

Come utilizzare l’uva sultanina in cucina

04-12-2018

L’uva sultanina: un ingrediente versatile

L’uva sultanina: un ingrediente versatile

L’uva sultanina, detta anche uvetta o uva passa, si ottiene tramite l’essicazione di una particolare varietà di uva. Il termine ‘sultanina’ deriva molto probabilmente dalla città di Sultania, nell’attuale Turchia. Ancora oggi questo Paese è uno dei principali produttori al mondo di questo alimento, insieme a Stati Uniti e Australia.
È un ingrediente molto versatile e può essere utilizzato sia per piatti dolci che salati, in pasticceria o in preparazioni salate di vario genere.
L’uvetta compare molto spesso nei mix di cereali, nei muesli, nelle barrette e negli snack energetici, ma può essere consumata anche da sola.
Si tratta di un alimento dotato di moltissime proprietà, ricco di vitamina C, E e K e di molti sali minerali con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali.
L’uvetta è un alimento energetico, ottimo per la salute, adatto sia a chi fa sport, ma anche per chi è a dieta.


Tradizionalmente, l’essicazione dell’uva avviene al sole, ma nella produzione industriale viene effettuata in appositi forni ed essiccatoi, per velocizzare e standardizzare la produzione. Il sapore dell’uva sultanina è particolarmente dolce e zuccherino. La disidratazione dell’uva, infatti, comporta l’eliminazione dell’acqua e una maggiore concentrazione degli zuccheri naturalmente presenti nell’acino. La disidratazione determina anche al fenomeno della cristallizzazione dello zucchero, che conferisce all’uvetta la sua particolare consistenza.


Secondo una popolare leggenda orientale l’uva passa nacque per caso, come spesso avviene per molte preparazioni tradizionali. A quanto si narra, un sultano stava gustando un grappolo d’uva quando fu attaccato da una tigre. L’uva fu quindi abbandonata al sole e quando, dopo aver avuto la meglio sulla fiera, il sovrano ottomano tornò al suo grappolo, lo trovò essiccato. Stanco e affamato per la lotta, il sultano addentò comunque i frutti, scoprendo così che erano diventati ancora più gustosi e zuccherini.

Ricette con l’uva sultanina

L’uva passa viene utilizzata sia per ricette dolci, ad esempio nello strudel di mele, sia in ricette salate, per insaporire insalate di pasta o di verdure e ortaggi, mix di verdure e macedonie di frutta. La sua dolcezza particolare e intensa può valorizzare un dolce o una torta ed essere utilizzata come piacevole punto di contrasto in piatti salati, oppure per conferire una vena agrodolce alle preparazioni. Per esempio, l’uvetta può essere usata per dare un tocco originale e particolare, anche su quiche e torte salate. In Italia viene utilizzata soprattutto per preparazioni tradizionali e popolari dolciarie. Ne è un esempio il classico panettone natalizio, preparato con uva passa e canditi.
Alcune preparazioni richiedono che l’uvetta venga reidratata. In altri casi, si utilizza invece secca, così come viene acquistata. Per reidratare l’uva sultanina, è sufficiente lasciarla immersa in acqua tiepida per almeno mezz’ora. Per creare dolci alcolici o per mettere sotto spirito l’uvetta non è possibile lasciarla semplicemente a bagno nel liquore. Prima, sarà necessario reidratarla con acqua: solo allora sarà possibile realizzare la bagna alcolica. In caso contrario, questa non verrà assorbita correttamente dal frutto secco.
L’uva sultanina si può preparare anche in casa, disidratando degli acini di uva al forno, ma si tratta di un ingrediente molto comune e facilmente reperibile, disponibile generalmente in tutti i supermercati e negozi di alimentari. In commercio, si trova uva sultanina e frutta secca in genere di grande qualità, selezionata e confezionata con molta cura.

L’uvetta a colazione, pranzo e cena

Come detto, l’uva sultanina può essere utilizzata in numerose preparazioni. Quindi, è semplice inserirla all’interno di una dieta varia ed equilibrata in diversi tipi di ricette, per consumarla abitualmente. L’uvetta, infatti, è in grado di apportare molti benefici all’organismo. L’uva sultanina può essere consumata sia a pranzo che a cena, visto che è facilmente digeribile. Nonostante il suo contenuto elevato di zuccheri, è indicata anche nell’alimentazione dei diabetici. Infatti, pare che sia in grado di contribuire a contrastare l’insorgere della pericolosa malattia.
L’uva passa si può consumare anche a colazione o come spuntino energetico durante la giornata. Uno dei lati positivi di questo frutto secco è che non necessita di elaborate preparazioni: basterà aggiungere un cucchiaino di uvetta ad un vasetto di yogurt o ai classici cornflakes per renderli più dolci, più sani e dare una marcia in più alla solita colazione.
Non esistono particolari controindicazioni all’eccessivo consumo di uva sultanina, anche perché, tradizionalmente, è difficile consumarne grandi quantità. Pur utilizzata spesso in cucina, raramente l’uvetta viene consumata pura, se non per piccoli e leggeri spuntini.

Valori nutrizionali e benefici dell’uvetta

Essendo essiccata, l’uva sultanina non contiene acqua ed è un vero concentrato di elementi molto importanti per garantire la salute dell’organismo.
Innanzitutto, è un alimento ricco di fibre vegetali che favoriscono il transito intestinale. Grazie al suo elevato contenuto zuccherino, l’uvetta può essere utilizzata come spuntino veloce ed energetico soprattutto da chi pratica sport.
L’uvetta contiene buone quantità di vitamine E e K, in grado di garantire un effetto antiossidante e antietà grazie alla loro capacità di combattere i radicali liberi. L’uva passa è anche un’ottima fonte di minerali, fra cui potassio, sodio, ferro, calcio e magnesio.
Come la maggior parte della frutta, questo alimento è estremamente povero di grassi e può essere utilizzato anche da chi sta seguendo una dieta o vuole provare a perdere qualche chilo di troppo. A causa del suo elevato contenuto di zuccheri l’uvetta è un alimento molto calorico che, però, in genere, viene utilizzato in quantità abbastanza ridotte da non incidere negativamente sul bilancio dei piatti in cui compare come ingrediente.
L’uva sultanina, quindi, quindi è un alimento adatto a tutti e in grado di apportare notevoli benefici al corpo. Se assunta regolarmente, l’uvetta contribuire anche a regolare la pressione sanguigna e proteggere la vista. È un alimento ottimo per risvegliare l’intestino pigro e, nonostante la lavorazione industriale, è un prodotto completamente vegetale, a cui non vengono aggiunti additivi di nessun genere.Perciò, è un alimento perfetto anche per vegani, vegetariani e per la maggior parte delle persone che seguono diete particolari.

 

Che cosa sono gli abbattitori di temperatura

04-12-2018

abbattitori di temperatura

Abbassare la temperatura degli alimenti in modo repentino ed efficace è possibile grazie ad appositi dispositivi che prendono, appunto, il nome di abbattitori di temperatura: al loro interno possono essere collocati sia cibi caldi che cibi a temperatura ambiente. Nel giro di pochi minuti, qualsiasi prodotto alimentare può essere portato a 3 gradi, in modo tale che esso possa essere collocato in frigo senza che si corra il rischio della comparsa di cristalli di ghiaccio. Un abbattitore può trovare posto, oltre che in ambito industriale, nelle cucine professionali di pizzerie e ristoranti; sempre più di frequente, inoltre, questo elettrodomestico sta iniziando a fare capolino anche nelle cucine private, e in generale nelle case degli italiani, non solo per la sua capacità di far durare più a lungo gli alimenti, ma anche perché è in grado di diminuire in maniera sensibile la carica batterica dei cibi.

Insomma, se un tempo un abbattitore era prerogativa quasi esclusiva di gelaterie, pasticcerie e locali di ristorazione, oggi lo scenario commerciale si è amplificato, anche perché tale dispositivo viene spesso mostrato da programmi tv di cucina: di conseguenza il grande pubblico ha imparato a conoscerlo e ha iniziato a volerlo in casa propria, fermo restando che ovviamente un abbattitore professionale ha dimensioni e volumi differenti rispetto a un modello per la casa. L’abbattitore può essere utilizzato, tra l’altro, per conservare il pesce che è destinato a essere consumato nel sushi o nel sashimi, e che quindi non deve essere cotto. Le norme italiane impongono ai ristoranti di mantenere il pesce crudo a una temperatura di 20 gradi sotto zero per non meno di 24 ore prima che esso possa essere servito. Tale alimento, infatti, può essere infettato da un parassita noto con il nome di anisakis, che si può trovare nelle viscere dei pesci. L’anisakis è un verme di piccole dimensioni ma tremendamente pericoloso, al punto che è capace – una volta ingerito dall’organismo umano – di perforare l’intestino e altri organi.

Insomma, anche se si ha in mente di preparare dei piatti a base di pesce crudo in casa, è sempre essenziale fare affidamento su un abbattitore, pur tenendo presente che il pescato nella maggior parte dei casi viene eviscerato rapidamente proprio per evitare conseguenze pericolose. Qualche doverosa precauzione in più, però, non fa mai male. 2001Refrigerazione è una delle aziende che forniscono abbattitori di temperatura, proponendo un vasto assortimento di soluzioni tale da assecondare le esigenze più diverse.

Dolcetto o scherzetto

31-10-2018

Dolcetto o scherzetto

Volete passare un divertente Halloween con i vostri bambini più piccoli? Comprate la zucca, la farina, il burro, lo zucchero e le uova e preparate assieme a loro dei  golosi dolcetti. Procuratevi poi degli stampini a forma di fantasma e il gioco è fatto! Se volete rendere la ricetta ancora più golosa, acquistate delle gocce di cioccolato e, mettendo all'opera i vostri piccoli aiutanti, fategli decorare i biscotti. È un' idea facile da realizzare per la merenda dei più piccoli e per una festicciola a tema.

Preparazione:

Step 1

Preparate gli ingredienti: setacciate la farina, dosate lo zucchero di canna e il lievito; fate fondere il burro e sbattete l’uovo. Cuocete la zucca sino a renderla morbida, tanto da poterla frullare o schiacciare con una forchetta. Pelate e grattugiate un pezzetto di radice di zenzero e spremetene la polpa.

Step 2

In una ciotola, disponete la farina e unite lo zucchero e il lievito. Aggiungete la zucca, l’uovo sbattuto e il burro fuso. Unite all’impasto la radice e il succo di zenzero e lavoratelo con le mani, sino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Avvolgete l’impasto con la pellicola e riponete in frigorifero a riposare per almeno 30 min.

Step 3

Trascorso il tempo indicato, stendete una sfoglia con un mattarello dello spessore di 3 mm circa e con le formine a fantasmino (o altre forme a piacere) preparate i biscottini. Con le gocce di cioccolato, decorate i biscotti; poi adagiateli su una teglia rivestita con carta forno. Spennellateli con un pochino di uovo sbattuto e cuocete in forno per 12 min. a 180° C.

Questa ricetta è facilissima da preparare, esige, però, un'astuzia. Una volta ottenuto un impasto liscio e omogeneo, mettetelo a riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. L'operazione vi permetterà di manipolare meglio la pasta e ottenere delle formine perfette.

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