Cosa Cucino Ricette di cucina per pranzi e cene di pasta, carne, pesce ma anche dolci, torte, dessert, antipasti e tanto altro!

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Come riciclare gli avanzi

23-04-2015

Riciclare gli avanzi è una vera e propria arte e saperla mettere in pratica può essere estremamente conveniente, a maggior ragione in questi tempi di crisi.

Ecco qualche consiglio per trasformare gli avanzi in piatti gustosi, a costo zero.

Purea e crocchette

Gli scarti di trance di pesce spada, cernia o salmone possono essere facilmente ridotte in purea ed utilizzate per realizzare delle appetitose crocchette.

Pesce in umido

Se avanza il pesce in umido, la soluzione più rapida ed efficace è ricavarne un sugo per la pasta, unendo della salsa di pomodoro insaporita da erbe aromatiche e lasciando cuocere per qualche minuto.

Crostacei

Se tra gli avanzi avete dei crostacei, ripuliteli dai carapaci e provate ad utilizzarli per la preparazione di una crema o una zuppa di pesce. Le teste e le chele vanno tostate in padella con aglio e cipolla, sfumate con del vino bianco e portate a cottura con l’aggiunta di brodo vegetale. Dopodiché, filtrate il tutto e scegliete se preparare una prelibata zuppa di pesce, dove far cuocere della pasta fresca, o una crema.

Avanzi di pesce bollito

Con gli avanzi del pesce lesso è possibile preparare gustosi antipasti. Con un frullatore ad immersione, unite il pesce a delle patate lessate ed olio extravergine di oliva ed insaporite il tutto con aglio, prezzemolo, pepe e scorza di limone. Spalmate il composto ottenuto sul pane tostato o dei crostini e servitelo come antipasto.

Insalate

Se avete preparato una squisita impepata di cozze, sgusciate gli avanzi e preparate un’insalata. Basta unire pomodori a cubetti, basilico, capperi, sedano, olio ed un goccio di limone.

Calamari e seppie

Tagliateli a listarelle, uniteli a delle zucchine trifolate e peperoni grigliati e diventano l’ideale per aromatizzare il cous cous.

Acqua di cottura

Con l’acqua di cottura avanzata potete cuocere gli spaghetti ai frutti di mare o, in alternativa, riutilizzarla come complemento del risotto con il pesce.

 

 

 

 

Come si fa il Panettone in casa

08-12-2014

Il Panettone è il dolce tipico del Natale italiano e in particolare della Lombardia e di Milano.

E' un prodotto che sta a metà tra l'arte della panificazione e la pasticceria. Il panettone infatti, secondo la ricostruzione storica più accreditata, nacque nel forno di un panettiere, un certo 'Toni' che per la prima volta impastò il suo pane con le uova, il burro, i canditi forse per una ragazza, creando il primo 'pane-de-toni', che è diventato il panettone che conosciamo.
La ricetta del panettone si è diffusa in tutta Italia e viene prodotto ovunque in versioni anche molto diverse tra loro, come succede quasi sempre.

La ricetta milanese del panettone resta quella originale ed è anche ufficialmente protetta con un marchio, che attesta soprattutto gli ingredienti e il procedimento di lavorazione che deve essere rigorosamente artigianale.

 

Per produrlo devono essere utilizzati esclusivamente i seguenti ingredienti:

Acqua - Farina (di provenienza lombarda, con assunzione di responsabilità del produttore) - Zucchero -Uova fresche lombarde Latte fresco lombardo - Burro di provenienza lombarda - Uvetta sultanina - scorze di arancia candite, -cedro candito calibro minimo 8 x 8 - Lievito naturale - Sale

Si possono eventualmente utilizzare in aggiunta: Miele (con indicazione di quale tipo e della sua provenienza lombarda) - Vaniglia naturale - Burro di cacao.  

Non è consentito l'uso di alcun altro ingrediente, ed in particolare di: tuorli congelati, tuorli pastorizzati, siero di latte e derivati, latte UHT, latte condensato, latti fermentati, yogurt, burro anidro, grassi vegetali (ad esclusione del burro di cacao), lievito di birra, malto ed estratto di malto, vanillina, amido, lecitina di soia, emulsionanti, aromi naturali, coloranti, conservanti.  

È severamente vietato l'uso di qualsiasi ingrediente proveniente da OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Dunque come vedete tra le caratteristiche fondamentali del Panettone c'è l'utilizzo di Lievito naturale. Questa è la base fondamentale per preparare il panettone, anche in casa ed è questo innanzitutto che lo rende molto diverso dal prodotto industriale, che invece utilizza, in generale, il lievito di birra.

Fare il Panettone in casa, è solo questione di tempo, pazienza, ingredienti di qualità. Non ci sono particolari difficoltà nella realizzazione, anzi.
E' un dolce, che si basa sui metodi e sui tempi della panificazione e della lievitazione naturale, che ha bisogno di tutto il tempo che richiede.

Considerate che dal momento in cui cominciate, occorrono almeno 2 giorni interi di lavorazione e lievitazione, prima di arrivare al giorno di cottura e che dovete avere a disposizione il lievito madre già efficiente e rinfrescato.  Se partite da zero, iniziate perciò dalla preparazione del lievito il lunedi. A fine settimana potrete iniziare a preparare il vostro panettone.

Ingredienti: (per 2 panettoni da 750 g)


  • 500 g di farina 00
  • 600 g di manitoba (o anche tutta manitoba)
  • 200 g di lievito madre
  • 6 uova (4 tuorli)
  • 300 g di zucchero
  • 350 g di burro
  • 15 g di sale
  • 3 cucchiai colmi di miele 
  • 1 bustina di vaniglina
  • 250 g di uvetta
  • 250 g di canditi
  • scorza grattugiata di 1 arancia 

Difficoltà: Media
Tempo di preparazione: 3 giorni
Tempo di cottura: 30/40 minuti
Occorrente: Planetaria o sbattitore con ganci per impastare, ciotola extra large, bilancia, telo pulito, stampi per panettone

Preparazione:

1° giorno - 1° impasto ore 12:00

 In una ciotola impastiamo 100 g. di lievito madre con 100g. di farina, 10 g. zucchero, 100 g. di acqua a temperatura ambiente, solo il tempo di amalgamare gli ingredienti.
Copriamo con la pellicola e teniamo in luogo tiepido - non caldo - finchè non raddoppia il volume.

2° impasto

Nella ciotola con la frusta per impastare, iniziate a impastare altri 100 g di lievito madre con 200 g d'acqua a temperatura ambiente e 100 g di zucchero.
Mentre impastate unite la pasta lievitata e, continuando a impastare, 200 g di farina. Quando la farina sarà ben assorbita unite 1 tuorlo e impastate. Altri 100 g. di zucchero e impastate. Altri 200 g. di farina. Quando la farina sarà ben incorporata, unite il 2° tuorlo. Impastate.
Unite infine 125 g. di burro fuso, ma non bollente. Impastate bene finchè avrete ottenuto una pasta liscia ed elastica.
Trasferite nella ciotola di lievitazione. Coprite con la pellicola e lasciate a lievitare fino al mattino dopo.

2°giorno - III impasto - ore 7.00

Riprendiamo il nostro impasto dalla scatola di lievitazione, lasciando accesa la lampadina. Trasferiamo nella ciotola per impastare e con la frusta per impastare iniziamo a mescolare la pasta lievitata da sola, unite poi 1 uovo intero.
Quando è incorporato, aggiungete 170 g di farina e impastate. Aggiungete 50 g di zucchero e impastate. Unite il 2° uovo e incorporare bene. Poi altri 50 g di zucchero.
Quando tutto è ben assorbito aggiungete altri 130 g di farina e impastate. Infine, unite 125 g di burro fuso ma non caldo e tutto il sale.
Fate attenzione che il sale deve entrare nella pasta non a secco perchè rompe il glutine. Trasferite l'impasto nella ciotola di lievitazione e rimettete a lievitare per 8 ore.


IV impasto ore 15.00

Mentre la pasta lievita fate rinvenire l' uvetta e tagliate a pezzettini i canditi. Passateli velocemente nella farina.
Quando la pasta avrà di nuovo lievitato per almeno 3 volte il suo volume, riprendetela dalla scatola di lievitazione, lasciando la lampadina accesa.  
Iniziate a impastare la pasta lievitata, unite poi 1 tuorlo. Impastate. Quando è ben assorbito unite 100 g  di farina e impastate. Un altro uovo e impastate. I 3 cucchiai di miele, la vaniglina e impastate.
Unite lentamente l'uvetta e i canditi e gli ultimi 100 g di farina. Unite altri 80 g di burro fuso ma non caldo. Quando l'impasto è ben incordato formate due palle e rimettete a lievitare fino a che non avrà di nuovo triplicato il volume.

ore 20.00/22.00
Riprendete gli impasti, ungetevi bene le mani con il burro e lavorate gli impasti fino a formare una palla liscia e omogenea con ognuno.
Trasferite negli stampi di carta già imburrati. Posizionate gli stampi  sotto la scatola di lievitazione e lasciate lievitare fino al mattino successivo. In questa fase la pasta arriverà a lievitare fino a sporgere dal bordo dello stampo.

3° giorno - preparazione e cottura - ore 7.00
Scoperchiate la vostra scatola di lievitazione e spegnete la lampadina.  Riprendete i vostri stampi con delicatezza e appoggiateli su una placca da forno. Con una lama affilata e imburrata fate un'incisione a croce in cima ad ogni panettone.
Distribuite fiocchetti di burro all'interno dei tagli. Accendete il forno a 190° STATICO.
Infornate il panettone a 190° per 10 minuti e altri 15/20 minuti a 170°. Togliete dal forno quando saranno ben dorati. Controllate la cottura interna con lo stecco di legno.
    Sfornate il Panettone e rovesciatelo immediatamente, utilizzando degli stecchi di legno per far raffreddare il vostro panettone a testa in giu'. Basteranno una decina di minuti. Questo evita che le uvette e i canditi vadano a depositarsi sul fondo della pasta. Una volta freddato, incartate il panettone con un sacchetto trasparente per alimenti e attaccate la vostra etichetta con gli ingredienti e la data di preparazione.

Si conserva benissimo per almeno 15 giorni.


 

Cibi scaduti

18-09-2014

Fino a quando li si può consumare oltre la data di scadenza

 

Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

Cosa dice la legge

Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc. È scaduto! Lo butto o non lo butto? Come si diceva non tutti i cibi scaduti vanno buttati immediatamente nell'immondizia, di seguito alcune dritte per sapere come comportarsi. Attenzione però! Queste regole valgono se il prodotto è stato conservato correttamente e comunque è sempre bene annusarlo o fare un piccolo assaggio prima per esempio di darlo ad un bambino e comunque è sempre buona norma usare il buon senso.

Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

Tratto da: http://www.alimentipedia.it/cibi-scaduti.html
Copyright © Alimentipedia.it
Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato. Cosa dice la legge Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc. È scaduto! Lo butto o non lo butto? Come si diceva non tutti i cibi scaduti vanno buttati immediatamente nell'immondizia, di seguito alcune dritte per sapere come comportarsi. Attenzione però! Queste regole valgono se il prodotto è stato conservato correttamente e comunque è sempre bene annusarlo o fare un piccolo assaggio prima per esempio di darlo ad un bambino e comunque è sempre buona norma usare il buon senso.

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato. Cosa dice la legge Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc. È scaduto! Lo butto o non lo butto? Come si diceva non tutti i cibi scaduti vanno buttati immediatamente nell'immondizia, di seguito alcune dritte per sapere come comportarsi. Attenzione però! Queste regole valgono se il prodotto è stato conservato correttamente e comunque è sempre bene annusarlo o fare un piccolo assaggio prima per esempio di darlo ad un bambino e comunque è sempre buona norma usare il buon senso.

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato. Cosa dice la legge Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc. È scaduto! Lo butto o non lo butto? Come si diceva non tutti i cibi scaduti vanno buttati immediatamente nell'immondizia, di seguito alcune dritte per sapere come comportarsi. Attenzione però! Queste regole valgono se il prodotto è stato conservato correttamente e comunque è sempre bene annusarlo o fare un piccolo assaggio prima per esempio di darlo ad un bambino e comunque è sempre buona norma usare il buon senso.

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato. Cosa dice la legge Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc.

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Li si può consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato. Cosa dice la legge Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare. Scadenza per prodotti freschi La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato nel modo corretto, le sue caratteristiche specifiche. Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno. Scadenza per frutta e verdura fresca Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc.

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Additivi da evitare

31-08-2014

Eccovi alcuni coloranti artificiali che sono tra gli additivi alimentari ritenuti più pericolosi che si possono trovare negli alimenti convenzionali. Hanno una DGA (dose giornaliera ammissibile) molto bassa, pertanto è alto il rischio di ingerirne una quantità superiore alla soglia di sicurezza.  Leggete quindi con molta attenzione l’etichetta per accertarvi della loro assenza tra gli ingredienti.

Questi coloranti (e tutti gli altri permessi nei prodotti convenzionali) sono vietati nei prodotti bio. 

Additivo

Effetti nocivi possibili

Alimenti che possono contenerlo

Giallo di chinolina (E 104)*DGA: 0,5 mg/kg p.c. Reazioni allergiche o di intolleranza alimentare. Prove in vitro indicano che è genotossico. È permesso usarlo in moltissimi alimenti tra cui le bevande analcoliche aromatizzate, frutta candita, prodotti della confetteria, biscotti e prodotti da forno, prodotti secchi a base di patate, cereali, fecole, pasta di pesce come il surimi,  insaccati, surrogati della carne e del pesce a base di proteine vegetali, preparati dietetici e integratori.
Giallo tramonto FCF o Giallo arancio (E 110)*DGA: 1 mg/kg p. c. Reazioni allergiche o di intolleranza alimentare con orticaria e asma. A rischio le persone asmatiche e intolleranti all’aspirina. Come E 104.
Amaranto (E 123)DGA: 0,15 mg/kg p. c. Come E 110. Nelle cavie, a dosi molto alte, mostra azione immunosoppressiva e causa calcificazione e ipertropfia renale, alterazioni del comportamento, aumento dei tumori al seno. Vini da aperitivo. Uova di pesce.
Ponceau 4R o Rosso* cocciniglia A (E 124)DGA: 0,7 mg/kg p. c Come E 110. Nelle cavie, a dosi molto alte, causa lesioni epatiche, atrofia della corteccia surrenale, morte prematura. Come E 104.
Eritrosina (E 127)DGA: 0,1 mg/kg p. c. Nelle cavie, a dosi elevate (4%), può provocare alterazioni della tiroide. Ciliegie da cocktail e candite, ciliegie Bigarreau in sciroppo e per cocktail di frutta.
Blu HT (E 155)DGA: 1,5 mg/kg p. c. Nelle cavie si osserva riduzione della crescita, alterazione dei parametri ematici, accumulo nel sangue del colorante e dei suoi metaboliti . Come E 104.
*Per questi coloranti, e anche per la tartrazina (E 102, l’azorubina (E 122) e il rossa allura AC (E 129), la normativa europea stabilisce che sia riportato in etichetta che possono avere effetto avverso sull’attività e sull’attenzione nei bambini.

 

La DGA e gli additivi alimentari

31-08-2014

Il parametro che viene considerato dalle autorità per stabilire se un additivo alimentare è nocivo e l’eventuale grado nocività  è la DGA, che è l’acronimo di  Dose giornaliera ammissibile.   Per definizione la DGA è “la quantità che, in base al peso della persona, può essere assunta nella dieta giornalmente, anche per tutta la vita, senza rischi individuabili allo stato attuale delle conoscenze. Si esprime in mg di additivo/kg di peso corporeo (mg/kg p. c.)

La DGA viene determinata con prove tossicologiche condotte sulle cavie.  Si somministrano alle cavie quantità crescenti dell’additivo in esame fino ad arrivare alla dose che risulta nociva. La DGA (per l’uomo) è la dose più alta risultata ancora innocua per le cavie divisa per un fattore di sicurezza che di solito è 100.
La classificazione

In base alla DGA, le Autorità hanno diviso gli additivi alimentati in tre gruppi:

I° gruppo degli additivi con DGA non specificata (es.: clorofille E 140);

II° gruppo degli additivi con DGA (es.: acido benzoico, E 210: DGA = 5 mg/kg p.c.);

III° gruppo degli additivi con DGA non assegnata (es.:4-esilresorcinolo, E 586).

Gli additivi del primo gruppo sono considerati del tutto innocui allo stato attuale delle conoscenze. Il fatto che non si specifici la DGA sta a significare che il consumatore non si deve preoccupare di quanto ne ingerisca.

Gli additivi del secondo gruppo sono invece considerati innocui a condizione appunto che se non si superi la DGA. Ovviamente, più bassa è la DGA dell’additivo, maggiore è il rischio che si possa ingerire una quantità nociva. Ad esempio, se si considerano i due coloranti rossi, eritrosina (DGA = 0,1 mg/kg) e cocciniglia (DGA  = 5 mg/kg), il rischio di oltrepassare la soglia di sicurezza è 50 volte più alto per l’eritrosina.

Gli additivi del terzo gruppo non hanno assegnata la DGA perché la dose che risulta nociva nelle prove tossicologiche è molto bassa oppure perché non esiste ancora una sufficiente documentazione scientifica e tossicologica per calcolarla.

Ovviamente il consumatore consapevole si chiede come mai le autorità permettano di utilizzare additivi alimentari del terzo gruppo…

Un criterio che le autorità potrebbero adottare per dare al consumatore maggiore sicurezza è quello di permettere soltanto l’impiego degli additivi del primo gruppo e di quelli del secondo che hanno una DGA alta.

Questo criterio è stato generalmente adottato per gli “alimenti per la prima infanzia “ e nei prodotti biologici.

Purtroppo in etichetta non è riportata la DGA degli additivi impiegati e quindi al consumatore non è dato sapere se quelli che assume  siano nocivi né  il grado di nocività.

Etichette: cominciamo dagli ingredienti

31-08-2014

Saper leggere l’etichetta è essenziale per fare una scelta consapevole e salutare. Potete infatti scegliere i prodotti alimentari che soddisfano di più le vostre necessità e il vostro gusto, fare una valutazione del rapporto/qualità prezzo rispetto ad altri alimenti della stessa categoria,  sapere se in essi  si annidano ingredienti che possono dare allergia o intolleranza.

 Cosa sono gli ingredienti?

Sono i prodotti alimentari (per esempio latte, farina, burro, olio, carne, ecc), le sostanze nutritive ricavate dagli alimenti stessi (come l’amido, la caseina, il glutine, le fibre, ecc.), gli aromi e gli additivi naturali o di sintesi, gli enzimi che sono stati utilizzati  per la fabbricazione e la preparazione di un determinato prodotto destinato alla nostra alimentazione. Gli ingredienti devono essere elencati in etichetta.

Non sono considerati ingredienti i coadiuvanti tecnologici (perché di solito, aggiunti nel corso del processo di produzione industriale, non si ritrovano nel prodotto finale), e i residui di pesticidi e di farmaci presenti, sebbene sotto la soglia di sicurezza, negli ingredienti vegetali o animali utilizzati. Queste sostanze, perciò, non devono essere riportate in etichetta.

In quale ordine gli ingredienti sono riportati in etichetta?

Gli ingredienti utilizzati sono elencati in ordine decrescente di peso. Ciò significa che il primo della lista è quello presente in maggiore quantità, l’ultimo in minore.

Ad esempio, nell’etichetta “frollino al cacao” sono elencati i seguenti ingredienti: farina di frumento, zucchero di canna, olio extravergine di oliva, cacao in polvere (5,1%), agenti lievitanti (carbonato acido di ammonio, carbonato acido di sodio), sale marino, aromi naturali.

Dunque, la farina di frumento è l’ingrediente presente in maggiore quantità, gli aromi naturali sono gli ingredienti presenti in minore quantità.

Vi potreste chiedere come mai solo per il cacao è indicata la quantità (5,1%, cioè 5.1 grammi per cento grammi di prodotto). La legge obbliga i produttori a indicare in etichetta la quantità degli ingredienti che sono citati nella denominazione di vendita del prodotto o che comunque lo caratterizzano (in questo caso, il cacao). Comunque il produttore può a sua discrezione indicare la percentuale anche di ingredienti non citati nella denominazione di vendita. Ciò avviene, di solito, per gli ingredienti di maggior pregio.
 

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